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Torrone di Bagnara IGP: Cos’è, Storia e Come si Mangia il Dolce Calabrese

Pubblicato il 10 Maggio 2023

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Da admin

Il Torrone di Bagnara è un dolce calabrese tradizionale a base di miele, zucchero, mandorle tostate e cacao, riconosciuto come IGP dall’Unione Europea nel 2014. Si produce a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, in due varianti storiche: la Martiniana (ricoperta di cacao amaro) e la Gileppa (glassata con zucchero caramellato), entrambe a base mandorla 100% Calabria.

Il torrone di Bagnara non è il torrone che pensate. Niente nougat morbido stile cremonese, niente mandorle sparse a caso. È un torrone secco, friabile, scuro, in cui la mandorla calabrese e il miele di sulla del Pollino sono il novanta percento del peso. Lo si mangia a fette sottili con un caffè ristretto o con un bicchiere di liquore di bergamotto a fine pasto: tre o quattro fettine bastano e avanzano per sentirsi pieni.

In questa guida vi racconto cos’è davvero il Torrone di Bagnara, qual è la differenza fra le due varianti tradizionali (Martiniana e Gileppa), perché ha ottenuto il marchio IGP, come riconoscere quello vero da quello industriale che gli somiglia solo nel nome, e come si serve sulla tavola di Natale calabrese.

Cos’è il Torrone di Bagnara e perché è speciale

Il Torrone di Bagnara è un dolce tradizionale calabrese prodotto esclusivamente a Bagnara Calabra, comune della Costa Viola in provincia di Reggio Calabria, e in alcuni comuni limitrofi della provincia. Si tratta di un torrone secco e friabile, a base di mandorle tostate, miele e zucchero caramellato, lavorato in maniera artigianale con tecniche tramandate da oltre due secoli.

La principale differenza rispetto al torrone nougat lombardo è la consistenza: il Bagnara è duro, croccante, leggero, e si rompe a fette sottili con un coltello affilato. Niente albume montato a neve come nei torroni cremonesi, niente miele liquido che lascia il dolce gommoso. Qui il miele viene caramellato per ore a fuoco lento finché non raggiunge la consistenza giusta per legare le mandorle in una pasta densa che, raffreddandosi, diventa solida.

Il Torrone di Bagnara ha ottenuto il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta) con il Regolamento UE n. 246/2014. Il disciplinare riserva il nome esclusivamente al prodotto realizzato a Bagnara Calabra e in alcuni comuni della provincia di Reggio Calabria secondo metodologie tradizionali, con materia prima locale e tempi di lavorazione minimi precisi.

Le due varianti tradizionali: Martiniana e Gileppa

La tradizione del Torrone di Bagnara prevede due varianti storiche, entrambe protette dal disciplinare IGP. Si differenziano per la finitura esterna e per alcuni dettagli della lavorazione interna.

Torrone Martiniana: prende il nome dal periodo dell’anno in cui veniva tradizionalmente preparata, intorno alla festa di San Martino (11 novembre). Si riconosce per la copertura esterna di cacao amaro in polvere, che dà al dolce un colore scuro intenso e una nota amaricante che bilancia la dolcezza del miele e delle mandorle. È la variante più diffusa e quella più richiesta a Natale.

Torrone Gileppa: prende il nome dalla “gilepa” (sciroppo di zucchero in dialetto calabrese) che viene cotto fino a caramellizzazione e poi versato sopra il torrone formando una glassa lucida. Ha colore più chiaro, dorato, e una nota di caramello che si sente nettamente al primo morso. È la variante più antica e più ricercata dai collezionisti del dolce.

Entrambe le varianti contengono almeno il 60% di mandorle tostate (calcolato sul peso finale), una percentuale di miele compresa fra il 10 e il 20%, zucchero, aromi naturali (chiodi di garofano, cannella) e in alcuni casi cacao in polvere all’interno della pasta. La lavorazione tradizionale prevede taglio a forma rettangolare di pezzature standard (200 g, 500 g, 1 kg).

La storia del Torrone di Bagnara: due secoli di tradizione

La storia del Torrone di Bagnara affonda le radici nella prima metà dell’Ottocento. Le prime testimonianze documentate parlano di una produzione artigianale già attiva a Bagnara Calabra intorno al 1820-1830, ad opera di famiglie locali che lavoravano il miele della Costa Viola e le mandorle calabresi per ricavarne un dolce da serbare per le feste invernali.

La produzione era principalmente femminile: erano le donne di Bagnara, le cosiddette “bagnarote”, che impastavano e cuocevano il torrone in grandi pentole di rame sui camini di casa. Le stesse “bagnarote” portavano poi il dolce sulle teste, dentro cesti di vimini, fino ai mercati di Reggio Calabria, Palmi, Gioia Tauro, dove veniva venduto soprattutto nei mesi di novembre e dicembre.

L’inizio della commercializzazione strutturata risale alla fine dell’Ottocento, quando alcune famiglie di Bagnara aprirono le prime botteghe specializzate. La denominazione “Torrone di Bagnara” comincia a comparire negli atti commerciali nei primi del Novecento. Negli anni Cinquanta e Sessanta il dolce diventa rinomato in tutta Italia e arriva in molte tavole natalizie del Centro-Nord grazie all’emigrazione calabrese.

Nel 2014 la Commissione Europea riconosce il marchio IGP con il Regolamento UE n. 246/2014, dopo un lungo iter avviato dal Consorzio di Tutela del Torrone di Bagnara. È il primo torrone italiano a ottenere il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta, prima dei torroni cremonese e di Tonara.

Ingredienti tradizionali: cosa rende vero un Torrone di Bagnara IGP

Il disciplinare IGP del Torrone di Bagnara stabilisce in modo preciso quali ingredienti possono entrare nella ricetta e in quali percentuali minime e massime. Ecco la composizione tipica.

  • Mandorle dolci tostate: minimo 35% del peso totale, fino al 60% nelle versioni più pregiate. Le mandorle devono essere intere, di varietà mediterranee italiane (preferibilmente calabresi o pugliesi), tostate a punto giusto.
  • Zucchero: come ingrediente legante, in quantità variabile fra il 30 e il 45%.
  • Miele: dal 5 al 20%, preferibilmente miele di sulla o millefiori calabrese, che apporta profumo e dolcezza naturale.
  • Aromi naturali: chiodi di garofano in polvere, cannella, scorza di limone o di arancia, in piccole quantità per equilibrare i sapori.
  • Cacao amaro in polvere: solo per la variante Martiniana, sia in copertura esterna sia in piccola percentuale nell’impasto (1-3%).
  • Zucchero caramellato: per la copertura della variante Gileppa.

Il disciplinare vieta l’uso di conservanti, coloranti artificiali, grassi vegetali idrogenati, sciroppo di glucosio in sostituzione del miele, surrogati di mandorla. La tracciabilità della materia prima è certificata dal Consorzio di Tutela attraverso il registro dei produttori autorizzati.

Come si fa il Torrone di Bagnara: la lavorazione artigianale

La lavorazione tradizionale del Torrone di Bagnara avviene in più fasi che richiedono circa 4-6 ore totali per una pezzatura di 5 kg di prodotto finito. È un processo che si fa una sola volta per stagione, di solito fra ottobre e dicembre, e che impegna due o tre persone.

La prima fase è la tostatura delle mandorle: le mandorle calabresi sgusciate e pelate vengono tostate in forno a 160-180 gradi per 15-20 minuti finché non assumono colore dorato uniforme e profumo intenso. È una fase delicata: pochi gradi in più e le mandorle bruciano e amareggiano l’intero impasto.

La seconda fase è la caramellizzazione dello zucchero e del miele: in pentola di rame stagnato (mai acciaio inox, che disperde male il calore) si scaldano zucchero, miele, una goccia di acqua e gli aromi naturali. Si cuoce a fuoco bassissimo mescolando in continuo per 60-90 minuti finché il composto raggiunge il “grado di filato” (130-140 gradi), che si verifica facendo cadere una goccia in un bicchiere di acqua fredda: deve formare un filo solido che si spezza.

La terza fase è l’impasto: il caramello caldissimo viene rovesciato sopra le mandorle tostate disposte su un piano di marmo unto di olio. Si lavora velocemente con grosse spatole di legno per amalgamare il tutto prima che il caramello solidifichi. Per la Martiniana si aggiunge il cacao in polvere in questa fase.

La quarta fase è il taglio e la finitura: l’impasto ancora tiepido viene livellato dentro stampi rettangolari e tagliato in pezzature standard (200 g, 500 g, 1 kg). Per la Martiniana si cosparge esternamente di cacao amaro in polvere. Per la Gileppa si cola sopra il caramello extra che forma una glassa lucida. Il dolce raffredda completamente in 8-12 ore prima del confezionamento.

Come si mangia il Torrone di Bagnara: abbinamenti e servizio

Il Torrone di Bagnara è dolce da fine pasto e da pomeriggio, da gustare in piccole dosi e mai a stomaco vuoto. Ecco gli abbinamenti che funzionano meglio.

L’abbinamento classico è con il caffè ristretto: una tazzina di caffè espresso (preferibilmente miscela 80% arabica) accompagna perfettamente sia la Martiniana (dove l’amaro del cacao dialoga con l’amaro del caffè) sia la Gileppa (dove il caramello della glassa esalta le note bruciate del caffè tostato). Servite il torrone a fette spesse circa mezzo centimetro tagliate con un coltello a sega da pasticceria.

L’abbinamento più tradizionale a fine pranzo è con un bicchierino di liquore di bergamotto reggino oppure con il moscato passito di Saracena, vino dolce DOC della Calabria. Per la Martiniana funziona molto bene anche un piccolo bicchiere di rum invecchiato o di brandy calabrese, le cui note legnose si sposano col cacao e col miele caramellato.

A colazione il Torrone di Bagnara è una abitudine domestica del periodo natalizio: una fetta sottile con una tazza di latte caldo, oppure inzuppato nel caffellatte alla maniera di mia nonna, che spezzava il torrone con le mani e lo metteva ammollo per qualche secondo. È un modo per usare i residui di torrone che si seccano dopo il taglio della fetta principale.

Calorie e valori nutrizionali del Torrone di Bagnara

Il Torrone di Bagnara è un dolce calorico, da consumare in piccole porzioni. Per 100 g di prodotto parliamo di circa 470-510 kcal a seconda del rapporto mandorle-zucchero-miele e della variante (Martiniana o Gileppa). Una fetta sottile (15-20 g) apporta circa 70-100 kcal, una porzione media (30 g, equivalente a due fette spesse) circa 140-150 kcal.

I valori nutrizionali medi per 100 g di Torrone di Bagnara IGP tradizionale sono: carboidrati 55-65 g (di cui zuccheri semplici 50-60 g), proteine 10-12 g (dalle mandorle), grassi totali 25-30 g (di cui saturi solo 2-3 g, prevalentemente monoinsaturi dalla mandorla), fibre 4-6 g, sodio 5-10 mg. La componente nutrizionale più interessante è la mandorla intera, che apporta vitamina E, magnesio, calcio, manganese, e acidi grassi monoinsaturi simili a quelli dell’olio EVO.

Per chi ha intolleranze: il Torrone di Bagnara IGP tradizionale è naturalmente privo di glutine (mandorle, miele, zucchero, cacao sono senza glutine), ma alcune produzioni industriali aggiungono ostia di amido di frumento sulla base: verificate sempre l’etichetta se siete celiaci. La presenza di mandorle lo rende inadatto agli allergici alla frutta a guscio.

Come riconoscere un vero Torrone di Bagnara IGP

Sul mercato circolano molti torroni “stile Bagnara” o “ispirati a Bagnara” che hanno solo una vaga somiglianza con il prodotto IGP. Ecco i criteri per riconoscere quello vero.

In primo luogo verificate la presenza del marchio IGP in etichetta (logo blu e giallo con la dicitura “Indicazione Geografica Protetta”). Solo i produttori registrati al Consorzio di Tutela del Torrone di Bagnara possono usare questa dicitura. La lista completa dei produttori autorizzati è pubblica e consultabile sul sito del Mipaaf.

In secondo luogo controllate l’origine: in etichetta deve esserci scritto chiaramente “prodotto a Bagnara Calabra” o in uno dei comuni autorizzati della provincia di Reggio Calabria. Diciture vaghe come “stile calabrese” o “ricetta tradizionale del sud Italia” indicano un prodotto fuori disciplinare.

In terzo luogo verificate gli ingredienti: lista corta (mandorle, zucchero, miele, cacao o caramello, aromi naturali). Niente sciroppo di glucosio, niente grassi vegetali idrogenati, niente aromi artificiali, niente conservanti. Il prezzo onesto di un Torrone di Bagnara IGP autentico parte da 35-50 euro al kg, non meno.

Tenute Conforti: i dolci tradizionali calabresi sul tuo tavolo

Tenute Conforti è una azienda agricola familiare di San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza, valle del Crati. Pur essendo a duecento chilometri da Bagnara Calabra (in provincia di Reggio Calabria), siamo orgogliosi di portare i dolci tradizionali della nostra regione sulla tavola di chi ci sceglie. Nel nostro catalogo Dolci Tradizionali trovate i turdilli al mosto cotto, le scalille, il pan di Spagna calabrese, le crocette di Cosenza, e quando disponibile anche il Torrone di Bagnara IGP da produttori autorizzati della Costa Viola.

Per completare il tagliere di fine pasto natalizio calabrese vi consigliamo l’abbinamento con il nostro olio EVO Carolea per la tavola, i nostri agrumi calabresi (clementine, cedro, bergamotto reggino), il miele di sulla e di castagno della Sila e i formaggi silani DOP per il tagliere. Quando ci chiamate o ci scrivete rispondo io o mio fratello: mai un call center, mai un intermediario. Spedizione gratuita in Italia oltre 39,90 euro, isole comprese.

Domande frequenti sul Torrone di Bagnara

Qual è la differenza fra Torrone di Bagnara Martiniana e Gileppa?

Il Torrone di Bagnara Martiniana e Gileppa sono le due varianti storiche del dolce IGP, entrambe tradizionali e protette dal disciplinare. La Martiniana ha colore scuro intenso ed è ricoperta esternamente di cacao amaro in polvere; prende il nome dalla festa di San Martino (11 novembre), periodo tradizionale di preparazione. La Gileppa è più chiara, dorata, ricoperta da una glassa lucida di zucchero caramellato (la “gilepa” in dialetto calabrese), ed è la variante più antica e ricercata. Entrambe contengono almeno il 35% di mandorle, miele, zucchero e aromi naturali.

Il Torrone di Bagnara è IGP o DOP?

Il Torrone di Bagnara è IGP (Indicazione Geografica Protetta), riconosciuto dalla Commissione Europea con Regolamento UE n. 246/2014. IGP significa che il prodotto è legato al territorio di origine (Bagnara Calabra e alcuni comuni della provincia di Reggio Calabria) e che almeno una fase di produzione, trasformazione o elaborazione avviene in quel territorio secondo metodologie tradizionali. È stato il primo torrone italiano a ottenere il riconoscimento IGP, prima dei torroni di Cremona e di Tonara.

Quante calorie ha il Torrone di Bagnara?

Il Torrone di Bagnara ha circa 470-510 kcal per 100 g, a seconda della variante (Martiniana o Gileppa) e del rapporto fra mandorle, zucchero e miele nella ricetta. Una fetta sottile (15-20 g) apporta 70-100 kcal. Una porzione media (30 g, due fette spesse) circa 140-150 kcal. È un dolce calorico, da consumare in piccole porzioni come fine pasto o accompagnamento al caffè. Apporta proteine (10-12 g/100 g) e grassi monoinsaturi dalla mandorla, vitamina E, magnesio, calcio.

Quanto costa un vero Torrone di Bagnara IGP?

Il prezzo onesto del Torrone di Bagnara IGP autentico parte da 35-50 euro al chilogrammo, a seconda della pezzatura, della variante e del produttore. Una stecca da 200 g si vende fra 8 e 12 euro, una pezzatura da 500 g fra 18 e 25 euro, un torrone intero da 1 kg fra 35 e 50 euro. Sotto i 30 euro al kg è statisticamente difficile garantire un torrone IGP autentico fatto con materia prima italiana e lavorazione artigianale tradizionale. Diffidate dei prodotti “stile Bagnara” o “ispirati alla ricetta bagnarese” senza marchio IGP.

Quanto dura il Torrone di Bagnara?

Il Torrone di Bagnara IGP, conservato nella confezione originale sigillata in luogo fresco e asciutto al riparo dalla luce, ha una shelf life di 8-12 mesi dalla data di produzione (consultare TMC in etichetta). Una volta aperto va consumato entro 30 giorni e conservato in contenitore ermetico per evitare che assorba umidità e perda croccantezza. Non va mai conservato in frigorifero (l’umidità del frigo lo ammollisce). A temperatura ambiente, in dispensa fresca, mantiene croccantezza e profumo per tutto il periodo dichiarato dal produttore.

Si può fare il Torrone di Bagnara in casa?

Tecnicamente si, ma il risultato sarà difficilmente paragonabile a quello dei maestri torronieri di Bagnara Calabra. La lavorazione richiede pentola di rame stagnato, piano di marmo, esperienza nel calibrare i tempi di caramellizzazione (130-140 gradi), tostatura precisa delle mandorle. Inoltre per fregiarsi del nome “Torrone di Bagnara IGP” è obbligatorio essere produttori registrati al Consorzio di Tutela e lavorare nei comuni autorizzati della provincia di Reggio Calabria. Per uso domestico potete preparare un “torrone calabrese fatto in casa” stile Bagnara: mandorle calabresi tostate, miele di sulla, zucchero caramellato e una spolverata finale di cacao amaro, ma non sarà il vero IGP.

Dove acquistare il Torrone di Bagnara online?

Il Torrone di Bagnara IGP autentico si acquista online direttamente dai produttori registrati al Consorzio di Tutela del Torrone di Bagnara, che ha sede nella cittadina reggina. La lista completa dei produttori autorizzati è disponibile sul sito del Consorzio e del Mipaaf. Nel nostro catalogo dolci tradizionali calabresi Tenute Conforti (San Giorgio Albanese, provincia di Cosenza) trovate, quando disponibile, il Torrone di Bagnara IGP da produttori autorizzati della Costa Viola, insieme agli altri dolci della tradizione calabrese (turdilli, scalille, crocette di Cosenza). Spedizione gratuita in Italia oltre 39,90 euro.

Tenute Conforti, dolci natalizi calabresi e tradizione

Tenute Conforti è un’azienda agricola familiare di San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza, valle del Crati. Il nostro catalogo Dolci Tradizionali calabresi include turdilli al mosto cotto, scalille, crocette di Cosenza, pan di Spagna calabrese e quando disponibile il Torrone di Bagnara IGP da produttori autorizzati della Costa Viola. Per il tagliere natalizio completo consigliamo l’abbinamento con i nostri agrumi calabresi, il miele di sulla e di castagno, i formaggi silani DOP. Spedizione gratuita oltre 39,90 euro in tutta Italia, isole comprese. Quando ci chiamate rispondo io o mio fratello, mai un call center.

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