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Prodotti Tipici Calabresi: la Guida Completa del Produttore

Pubblicato il 28 Giugno 2024

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Da GIULIANO CONFORTI

I prodotti tipici calabresi nascono da una combinazione rara: la montagna e il mare a pochi chilometri di distanza, un sole che picchia da aprile a ottobre e famiglie che ripetono gli stessi gesti da generazioni. Olio extravergine di oliva Carolea, ’nduja, soppressata, caciocavallo silano, clementine della piana di Sibari, cipolla rossa di Tropea, peperoncino e miele di sulla: sono questi i prodotti tipici calabresi che raccontano una regione intera, dal Pollino allo Stretto.

Io vivo e lavoro a San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza, su colline che guardano la piana di Sibari. Da qui, in una giornata limpida, si vede il mare Ionio da una parte e la sagoma del Pollino dall’altra. È una posizione che spiega meglio di tante parole perché i prodotti tipici calabresi siano così diversi tra loro: in mezz’ora di macchina si passa dagli agrumeti a quota zero ai castagneti a novecento metri.

Mio nonno diceva che in Calabria non serve inventare niente, basta non rovinare quello che c’è. Aveva ragione. Il lavoro vero, quello che facciamo ogni giorno in azienda, è togliere: togliere fretta alla raccolta, togliere calore alla molitura, togliere additivi agli impasti. Quello che resta è il prodotto.

In questa guida vi porto dentro le sette famiglie principali dei prodotti tipici calabresi: olio extravergine, salumi, formaggi, agrumi e ortofrutta, piccanti e conserve, miele, pane e dolci. Per ognuna trovate i numeri che contano, i difetti da riconoscere e i trucchi che usiamo noi. Alla fine c’è un capitolo che vale da solo la lettura: come distinguere i prodotti tipici calabresi autentici da quelli che di calabrese hanno solo l’etichetta.

Che cosa rende unici i prodotti tipici calabresi

La Calabria è la regione più stretta d’Italia e una delle più montuose. Questo significa escursioni termiche forti anche in estate: di giorno trentacinque gradi, di notte diciotto. È proprio quello sbalzo a concentrare gli aromi nella frutta e a rallentare le fermentazioni nei salumi.

Poi c’è l’acqua. Il Crati, il Coscile, le sorgenti della Sila: la piana di Sibari è irrigua da millenni e questo permette agrumeti e ortaggi in una fascia climatica che altrove sarebbe troppo secca. I prodotti tipici calabresi delle zone costiere hanno una dolcezza che quelli di montagna non hanno, e viceversa la montagna dà sapidità e struttura.

Il terzo elemento è la conservazione. Fino a settant’anni fa qui non c’era la catena del freddo. Tutto quello che oggi chiamiamo specialità nasceva da un problema pratico: come far durare la carne fino all’estate, come tenere le melanzane fino a Natale. Da lì il sale, il peperoncino, l’olio, l’affumicatura. I prodotti tipici calabresi sono, alla lettera, tecniche di sopravvivenza diventate gastronomia.

Un dato che sorprende chi non è della zona: la Calabria è tra le prime regioni italiane per superficie olivetata, con centinaia di migliaia di ettari a olivo. Eppure per decenni gran parte di quell’olio è finita sfusa in altre regioni, imbottigliata altrove e venduta con altri nomi. È il motivo per cui molti prodotti tipici calabresi sono rimasti sconosciuti pur essendo ovunque nei piatti degli italiani.

L’olio extravergine Carolea, il primo dei prodotti tipici calabresi

Se dovessi salvare un solo prodotto, salverei l’olio. La cultivar che lavoriamo è la Carolea, drupa medio-grossa, resa in olio che nelle annate buone si assesta intorno al 16-18 per cento. Accanto teniamo piccole percentuali di Roggianella, Tonda di Strongoli e Dolce di Rossano, che servono a completare il profilo.

Un extravergine Carolea fatto bene ha acidità libera tra lo 0,2 e lo 0,3 per cento, molto sotto il limite di legge dello 0,8 per cento. Al naso dà erba tagliata, carciofo, pomodoro verde. In bocca è amaro e piccante, e chi non è abituato pensa che sia un difetto. Non lo è: quel pizzicore in gola sono i biofenoli, e più pizzica più ce ne sono.

Le due regole che seguiamo sono banali e nessuno le rispetta fino in fondo. La prima: dalla raccolta alla molitura devono passare meno di ventiquattro ore, e noi cerchiamo di stare sotto le dodici. La seconda: gramolatura sotto i 27 gradi, altrimenti si guadagna resa e si perdono aromi e polifenoli.

Un olio conservato bene mantiene la sua identità per 18-24 mesi dall’imbottigliamento, ma il momento migliore è sempre il primo anno. Trovate le nostre referenze in bottiglia, in latta da 3 e 5 litri e in bag in box, il formato che protegge meglio dall’ossigeno perché la sacca si affloscia mentre si consuma.

Salumi calabresi: ’nduja, soppressata e capocollo

Tra i prodotti tipici calabresi i salumi sono quelli che raccontano meglio l’inverno. Si lavorava da dicembre a febbraio, quando l’aria fredda e secca faceva il lavoro che oggi fanno le celle climatizzate.

La razza storica è il Maiale Nero d’Apulo-Calabrese, animale rustico, allevato allo stato semibrado, crescita lenta e grasso infiltrato che è tutto un altro mondo rispetto ai suini a rapido accrescimento. Con quel grasso si fa la ’nduja: parti grasse, peperoncino in percentuale altissima, insaccatura nel budello e affumicatura leggera. Spilinga, nel Vibonese, è la zona di riferimento per questo salume.

La soppressata è l’opposto: carni magre di coscia e spalla, grana grossa tagliata a punta di coltello, pressata durante l’asciugatura — da lì il nome — e stagionata a lungo. Il capocollo usa la lonza con il suo grasso naturale, salata, aromatizzata e legata a mano.

Come si riconosce un salume fatto bene? Il grasso deve essere bianco avorio, non giallo. Il taglio deve essere compatto ma non vetroso. E deve profumare di carne e spezie, non di aceto. Se sentite una nota acida pungente, la fermentazione è andata storta. Trovate la nostra selezione nella categoria salumi calabresi.

Formaggi: caciocavallo silano, pecorino e ricotta

Salendo verso la Sila cambiano gli animali e cambiano i prodotti tipici calabresi. Il Caciocavallo Silano DOP è un formaggio a pasta filata prodotto con latte vaccino, spesso di razza Podolica, che pascola su erbe spontanee di altura. La forma a otturatore con la testina serviva per appenderlo a cavallo di una pertica: da lì il nome, che non ha niente a che vedere con i cavalli.

Da giovane, sui due-tre mesi, è dolce e lattico. Sui dodici mesi diventa piccante, granuloso, con quella nota di frutta secca che sui formaggi di montagna non manca mai. Il pecorino, in particolare quello del Crotonese, ha una sapidità più diretta e regge benissimo la grattugia.

La ricotta merita un discorso a parte. Quella fresca dura pochissimo, tre o quattro giorni. Per farla durare in Calabria si è sempre salata e affumicata con legno di faggio o di quercia: la ricotta affumicata è uno dei prodotti tipici calabresi più sottovalutati e cambia completamente un piatto di pasta.

Un abbinamento che facciamo spesso in azienda: caciocavallo di dodici mesi, un filo di olio nuovo a crudo e un cucchiaino di miele di castagno. Sembra semplice, funziona sempre. La selezione è nella categoria formaggi artigianali.

Agrumi e ortofrutta: la piana di Sibari e il bergamotto

La piana di Sibari è il grande giardino della Calabria. Qui nascono clementine, arance, kiwi e pesche in una fascia che va dal livello del mare fino a duecento metri.

Le clementine partono da fine ottobre e continuano fino a gennaio. Quelle buone hanno buccia sottile che si stacca senza fatica, poco o niente semi e un rapporto zuccheri-acidi che le rende dolci senza essere stucchevoli. Le arance tarocco arrivano dopo, da dicembre a marzo, con quella polpa pigmentata di rosso dovuta alle antocianine, che si formano proprio grazie alle escursioni termiche invernali.

Il bergamotto è il caso più particolare tra i prodotti tipici calabresi: cresce quasi esclusivamente in una fascia costiera stretta della provincia di Reggio Calabria e da nessun’altra parte al mondo dà gli stessi risultati. L’olio essenziale che si ricava dalla buccia è alla base di gran parte della profumeria internazionale.

Tra gli ortaggi il primo posto va alla cipolla rossa di Tropea, dolce per un contenuto zuccherino insolitamente alto e per la scarsa presenza dei composti solforati che nelle altre cipolle fanno lacrimare. Trovate agrumi e ortaggi nelle categorie agrumi Conforti, agrumi e ortofrutta e ortofrutta.

Piccanti e conserve sott’olio: l’anima infuocata

Il peperoncino in Calabria non è un ingrediente, è una grammatica. Entra nei salumi, nelle conserve, nei sughi, perfino in alcuni dolci. La varietà più diffusa è un piccolo peperoncino a corno, essiccato al sole in collane appese ai balconi.

Le conserve sott’olio sono la categoria dove si concentrano i prodotti tipici calabresi più versatili: melanzane, funghi, pomodori secchi, olive, carciofini, patè piccanti. La regola tecnica che ripeto sempre è che l’olio non conserva, isola dall’ossigeno. La sicurezza arriva dall’acidificazione: le verdure vanno prima trattate in aceto e portate sotto pH 4,6, perché è quella soglia che tiene lontano il Clostridium botulinum.

Chi fa le conserve in casa deve sapere tre cose. Le verdure vanno asciugate benissimo prima di andare nel vasetto. I tappi si cambiano ogni anno, sempre. E se un vasetto ha il coperchio bombato o l’olio torbido, si butta senza discutere: la tossina botulinica non altera colore, odore né sapore.

Le referenze sono nelle categorie piccanti, conserve e sottoli e spezie e aromi.

Miele, pane, pasta e dolci della tradizione

Il miele calabrese cambia faccia con la quota. In pianura e sulla costa si raccoglie il miele di agrumi, chiarissimo, con un profumo di zagara che si sente a metro di distanza. In collina la sulla, delicata e cristallizzante. In montagna il castagno, scuro, amarognolo, quello che uso io sui formaggi stagionati.

Il pane della tradizione si fa con grani duri locali, lievito madre e cottura in forno a legna. Un pane di semola ben fatto pesa: una pagnotta da un chilo è normale, e dura quattro o cinque giorni senza seccarsi, perché la semola trattiene più acqua della farina di grano tenero.

Tra i dolci ci sono le chinulille ripiene di ricotta, i mostaccioli di Soriano modellati a mano, i fichi dottati di Cosenza aperti e seccati al sole. E c’è la liquirizia di Rossano, che nasce dalla radice di Glycyrrhiza glabra e che qui si lavora da secoli. Sono prodotti tipici calabresi che raccontano una cucina povera di ingredienti e ricchissima di tecnica.

Completano il quadro il riso di Sibari, la pasta trafilata al bronzo, il pane, il miele biologico e i dolci tradizionali.

Come riconoscere i prodotti tipici calabresi veri

Qui arriva la parte scomoda. Una quantità enorme di prodotti venduti come calabresi non lo è, o lo è solo in parte. Non è illegale in tutti i casi, ma è fuorviante.

Prima verifica: l’origine della materia prima, non del confezionamento. Sull’olio deve comparire la dicitura sull’origine delle olive. “Miscela di oli di oliva originari dell’Unione Europea” significa che le olive possono venire da mezzo continente. Cercate invece l’indicazione di origine italiana o il riferimento IGP.

Seconda verifica: il prezzo. Un extravergine italiano di qualità non può costare cinque euro al litro, perché solo la raccolta e la molitura costano di più. Se il prezzo è troppo basso, qualcuno lungo la filiera non è stato pagato o il prodotto non è quello che dichiara. Vale anche per i salumi: il Maiale Nero cresce in diciotto mesi, non in sei.

Terza verifica: la stagione. I veri prodotti tipici calabresi freschi hanno finestre precise. Clementine da fine ottobre a gennaio, olio nuovo da fine ottobre, fichi in agosto e settembre.

Quarta verifica: i marchi. DOP e IGP sono registrati e verificabili nei registri ufficiali consultabili anche dal sito del Ministero dell’agricoltura. Un marchio inventato con una bandierina tricolore non certifica nulla.

Ultima cosa, e ve la dico da produttore: chiedete. Un’azienda seria vi dice la cultivar, l’annata, la data di molitura, il periodo di stagionatura. Se le risposte sono vaghe, avete già capito.

Domande frequenti sui prodotti tipici calabresi

Quali sono i prodotti tipici calabresi più famosi?

I prodotti tipici calabresi più conosciuti sono l’olio extravergine di oliva da cultivar Carolea, la ’nduja, la soppressata e il capocollo, il caciocavallo silano, il pecorino, le clementine e le arance della piana di Sibari, il bergamotto di Reggio Calabria, la cipolla rossa di Tropea, il peperoncino, la liquirizia di Rossano e il miele di sulla e di agrumi. Accanto a questi ci sono produzioni meno note ma altrettanto identitarie: il riso di Sibari, i fichi dottati di Cosenza, le castagne della Sila e del Pollino, la ricotta affumicata. Ogni provincia ha la sua specialità, e spesso cambia tutto anche solo spostandosi di venti chilometri.

Come si conservano i prodotti tipici calabresi?

Dipende dalla categoria. L’olio extravergine va tenuto al buio, in un ambiente fresco tra i 14 e i 18 gradi, lontano da fornelli e finestre: mai in frigorifero, perché la condensa lo danneggia. Una latta aperta dura bene 4-6 mesi. I salumi interi si conservano in un locale fresco e areato, mentre una volta tagliati vanno in frigorifero avvolti in carta alimentare, non nella pellicola. I formaggi stagionati stanno nella parte meno fredda del frigo, avvolti in un panno. Le conserve sott’olio, finché il vasetto è sigillato, reggono a temperatura ambiente al buio; una volta aperte vanno in frigo con il prodotto sempre coperto d’olio.

I prodotti tipici calabresi si possono ordinare online?

Sì, ed è il modo più semplice per averli veri. Noi spediamo in tutta Italia, isole comprese, con spedizione gratuita sopra i 39,90 euro. I salumi e i formaggi viaggiano in imballo isotermico nei mesi caldi, l’olio in cartoni con alveoli per evitare urti. Il consiglio pratico che do sempre è di fare un ordine unico e più ricco invece di tanti piccoli ordini: si risparmia sul trasporto e i prodotti arrivano insieme. Per l’ortofrutta fresca, come le clementine, conviene ordinare in stagione e non fuori: se un sito promette clementine calabresi a luglio, qualcosa non torna.

Qual è la differenza tra ’nduja e soppressata?

Sono due salumi diversi per consistenza, taglio di carne e uso in cucina. La ’nduja è un salume spalmabile, morbido, fatto con le parti grasse del maiale e una percentuale molto alta di peperoncino, che può superare il 25-30 per cento dell’impasto: si spalma sul pane, si scioglie in padella, si usa per condire la pasta. La soppressata è invece un salume a grana grossa, fatto con carni magre selezionate della coscia e della spalla, pressato durante l’asciugatura, stagionato diversi mesi e da tagliare a fette. La ’nduja è giovane e infuocata, la soppressata è lenta e più equilibrata.

Che cosa significano DOP e IGP sui prodotti calabresi?

Sono due marchi europei di origine. La DOP, Denominazione di Origine Protetta, indica che tutte le fasi — materia prima, trasformazione ed elaborazione — avvengono nella zona delimitata dal disciplinare. La IGP, Indicazione Geografica Protetta, richiede che almeno una fase avvenga in quell’area. In Calabria abbiamo diversi riconoscimenti, tra cui l’Olio di Calabria IGP, la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP, il Caciocavallo Silano DOP, la Clementina di Calabria IGP e il Bergamotto di Reggio Calabria DOP per l’olio essenziale. Attenzione però: DOP e IGP certificano l’origine e il rispetto di un disciplinare, non automaticamente l’eccellenza del singolo lotto.

Qual è il periodo migliore per comprare i prodotti tipici calabresi?

Ogni prodotto ha la sua finestra. L’olio nuovo arriva tra fine ottobre e dicembre ed è il momento in cui è più ricco di polifenoli e più pungente. Le clementine partono da fine ottobre e vanno avanti fino a gennaio, le arance tarocco da dicembre a marzo. I salumi stagionati sono buoni tutto l’anno, ma quelli lavorati nei mesi freddi, tra dicembre e febbraio, sono i migliori perché l’asciugatura naturale è più lenta. Le conserve sott’olio si producono in estate e si consumano dall’autunno in poi. Se dovessi indicare un periodo unico direi novembre: c’è l’olio nuovo, ci sono i primi agrumi e i salumi dell’anno precedente sono al punto giusto.

Perché scegliere i prodotti tipici calabresi di Agricola Conforti

Siamo a San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza, da oltre cinquant’anni. Abbiamo il frantoio di proprietà e selezioniamo di persona i produttori con cui lavoriamo per salumi, formaggi e conserve: se un prodotto non lo darei ai miei figli, non lo mettiamo in catalogo. Trovate tutti i nostri prodotti tipici calabresi nello shop online, con spedizione gratuita sopra i 39,90 euro in tutta Italia, isole comprese.

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