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Vino Calabrese: Vitigni, Cirò DOC e Abbinamenti

Pubblicato il 10 Maggio 2023

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Da admin

Il vino calabrese è uno dei più antichi d’Europa: la Calabria era l’Enotria, “la terra del vino”, e ancora oggi dà rossi potenti come il Cirò da uve Gaglioppo, bianchi profumati di Greco e passiti dolci come il Greco di Bianco, vini di sole, di mare e di montagna che raccontano una regione intera. A casa nostra il vino non è mai mancato in tavola. Mio nonno teneva le sue damigiane in cantina, al fresco, e a pranzo se ne versava un bicchiere come si versa l’acqua: con naturalezza, perchè il vino qui è cibo, non lusso.

La Calabria ha una storia enologica lunghissima, fatta di greci, di colonie sulla costa jonica, di vitigni autoctoni che hanno resistito ai secoli. Eppure è una terra di vino ancora poco raccontata, schiacciata dai nomi più famosi del Nord. Un peccato, perchè qui ci sono rossi di grande carattere, bianchi sorprendenti e dolci da meditazione che meritano un posto in qualsiasi cantina.

In questa guida ti accompagno, da gente di terra calabrese, tra i vitigni, le denominazioni e gli abbinamenti del vino calabrese. Ti spiego cosa cercare, come riconoscere un buon vino calabrese e come portarlo in tavola con i nostri salumi e formaggi. Niente snobismi da sommelier: solo quello che si impara mangiando e bevendo da queste parti.

La storia del vino calabrese: la terra dell’Enotria

Quando i Greci sbarcarono sulle coste joniche, secoli prima di Cristo, trovarono colline già coperte di viti. Le chiamarono Enotria, la terra del vino, e da qui partì una tradizione che non si è mai interrotta. Si racconta che gli atleti calabresi vincitori alle antiche Olimpiadi brindassero con un vino chiamato Krimisa, prodotto proprio sulla costa jonica crotonese, considerato uno degli antenati dei rossi che beviamo oggi.

Il vino calabrese, quindi, non è una moda recente: è eredità. Per secoli ogni famiglia contadina ha avuto la sua vigna e la sua cantina, e il vino accompagnava il lavoro, le feste, il pane. Oggi accanto alla produzione familiare c’è una nuova generazione di vignaioli che ha riscoperto i vitigni autoctoni e li valorizza con metodi moderni. È un ritorno alle origini con occhi nuovi, e il risultato sono vini sempre più riconosciuti anche fuori regione.

I vitigni del vino calabrese

Il cuore del vino calabrese sono i vitigni autoctoni, varietà che qui sono di casa da millenni. Tra i rossi domina il Gaglioppo, l’uva del Cirò, che dà vini robusti, caldi, con tannini decisi e profumi di frutta rossa matura e spezie. C’è poi il Magliocco, vitigno antico che regala rossi profondi e vellutati, e il Nerello, diffuso soprattutto sul versante tirrenico.

Tra i bianchi spicca il Greco, declinato in più versioni: il Greco Bianco che dà vini freschi e sapidi, e il celebre Greco di Bianco da cui nasce l’omonimo passito. Importante anche il Mantonico, vitigno antichissimo della Locride, usato sia per bianchi secchi sia per dolci da meditazione. Conoscere i vitigni è il primo passo per orientarsi: dietro ogni vino calabrese c’è un’uva che racconta una zona precisa, dal sole della costa jonica all’aria fresca delle colline interne.

Le denominazioni: il Cirò DOC e le altre DOC calabresi

La denominazione più famosa del vino calabrese è il Cirò DOC, prodotto nella zona di Cirò e Cirò Marina, sulla costa jonica crotonese. Il Cirò Rosso, da uve Gaglioppo, è il vino-simbolo della regione: caldo, strutturato, perfetto con le carni e i salumi. Esiste anche nelle versioni Rosato e Bianco. Accanto al Cirò, la Calabria conta diverse altre denominazioni, segno di una viticoltura diffusa in tutte e cinque le province.

Tra le DOC calabresi troviamo il Greco di Bianco, raro passito dolce della costa jonica reggina; il Savuto e il Lamezia, sul versante tirrenico catanzarese; lo Scavigna; il Bivongi, a cavallo tra reggino e catanzarese; il Terre di Cosenza, denominazione ampia che raccoglie i vini della provincia di Cosenza con le sue sottozone. Leggere la denominazione in etichetta ti dice da dove viene il vino e con quali uve è fatto: è la prima garanzia di autenticità per chi cerca un vero vino calabrese.

Vini rossi, bianchi e passiti calabresi

Il vino calabrese più conosciuto è il rosso, e non a caso: il sole e i vitigni come Gaglioppo e Magliocco danno vini caldi, di buona gradazione, con tannino presente e un finale speziato. Sono rossi da tavola importante, pensati per accompagnare carne, salumi stagionati e formaggi maturi. Molti migliorano con qualche anno di bottiglia, ammorbidendosi e guadagnando complessità.

Ma sarebbe un errore fermarsi ai rossi. I bianchi calabresi, soprattutto da Greco e Mantonico, sono freschi, sapidi, a volte minerali, ottimi con il pesce della costa e le verdure. E poi ci sono i passiti, il vero gioiello nascosto: il Greco di Bianco e i dolci da Mantonico sono vini da meditazione, da bere a fine pasto con i nostri dolci tradizionali o un pezzo di formaggio erborinato. Un sorso di passito calabrese, davanti al camino d’inverno, è una di quelle cose che ti fanno capire perchè questa terra si chiamava Enotria.

Come abbinare il vino calabrese

Il vino calabrese è nato per la tavola calabrese, e gli abbinamenti migliori sono quelli di casa. Un Cirò Rosso o un rosso da Magliocco regge benissimo i nostri salumi calabresi: capocollo, soppressata, salsiccia stagionata. Il tannino del vino pulisce il palato dal grasso del salume, e il calore alcolico tiene testa al peperoncino. È un matrimonio che funziona da secoli.

Con i nostri formaggi il discorso si fa raffinato: un caciocavallo silano stagionato chiede un rosso strutturato, mentre un pecorino giovane sta bene anche con un bianco sapido. I piatti piccanti, come la ‘nduja e i nostri prodotti piccanti, vogliono un rosso caldo e morbido che smorzi il fuoco. E per chiudere, un passito di Greco di Bianco con la frutta secca o un dolce al miele: lì il vino calabrese dà il meglio di sè. La regola d’oro è semplice: i prodotti dello stesso territorio quasi sempre vanno d’accordo nel bicchiere e nel piatto.

Come riconoscere e conservare un buon vino calabrese

Per riconoscere un buon vino calabrese parti dall’etichetta: cerca la denominazione (DOC o IGP), il vitigno, l’annata e il produttore. Un vino che dichiara tutto è un vino che non ha nulla da nascondere. Diffida delle bottiglie troppo anonime e dei prezzi sospettosamente bassi: la viticoltura di collina, fatta bene, ha i suoi costi. Nel bicchiere, un buon rosso calabrese ha colore intenso, profumi netti di frutta e spezie e un sorso caldo ma equilibrato.

La conservazione segue le regole di sempre: bottiglie coricate, al buio, a temperatura fresca e costante intorno ai 12-16 gradi, lontano da sbalzi e vibrazioni. I rossi importanti possono invecchiare alcuni anni; i bianchi e i rosati si bevono più giovani, entro un paio d’anni, per goderne la freschezza. Una volta aperta, una bottiglia si conserva un giorno o due tappata in frigo. I passiti, ricchi di zucchero, durano molto di più anche dopo l’apertura.

Perchè scegliere il vino calabrese da noi

Nella nostra selezione di vino calabrese scegliamo etichette del territorio, da vitigni autoctoni, pensate per stare in tavola accanto ai nostri salumi e formaggi. Non vendiamo bottiglie qualsiasi: scegliamo quelle che noi stessi berremmo, da produttori che lavorano la vigna con serietà. È lo stesso criterio con cui selezioniamo tutto il resto: se non lo metteremmo sulla nostra tavola, non lo mettiamo sul nostro scaffale.

Spediamo in tutta Italia, isole comprese, con spedizione gratuita oltre i 39,90 euro, e curiamo gli imballaggi perchè le bottiglie arrivino integre. All’altro capo del telefono rispondiamo io o mio fratello, mai un call center. Comprare il vino calabrese da noi vuol dire portarsi a casa un pezzo di Calabria autentica, già pensato per accompagnare i sapori della nostra terra.

Domande frequenti sul vino calabrese

Qual è il vino calabrese più famoso?

Il vino calabrese più famoso è il Cirò, prodotto nella zona di Cirò e Cirò Marina sulla costa jonica crotonese. Il Cirò Rosso, da uve Gaglioppo, è considerato il vino-simbolo della regione: caldo, strutturato e longevo. Esiste anche nelle versioni Rosato e Bianco. Accanto al Cirò ci sono altre denominazioni importanti come il Greco di Bianco, il Savuto, il Lamezia e il Terre di Cosenza.

Quali sono i vitigni del vino calabrese?

I principali vitigni autoctoni sono, tra i rossi, il Gaglioppo (uva del Cirò), il Magliocco e il Nerello; tra i bianchi, il Greco Bianco e il Mantonico, vitigno antichissimo della Locride usato anche per i passiti. Sono varietà di casa in Calabria da millenni e danno al vino calabrese il suo carattere inconfondibile, legato al sole e ai terreni della regione.

Che cosa significa che la Calabria era l’Enotria?

Enotria, “terra del vino”, è il nome con cui i Greci antichi indicavano la Calabria meridionale, dove trovarono colline già coperte di viti. È una delle ragioni per cui il vino calabrese è considerato tra i più antichi d’Europa. La leggenda racconta che gli atleti calabresi vincitori alle Olimpiadi antiche brindassero con il Krimisa, vino della costa jonica crotonese ritenuto antenato dei rossi attuali.

Con cosa si abbina il vino calabrese rosso?

Un rosso calabrese come il Cirò o un vino da Magliocco si abbina splendidamente ai salumi calabresi (capocollo, soppressata, salsiccia), alle carni e ai formaggi stagionati come il caciocavallo silano. Il suo tannino pulisce il palato dal grasso e il calore alcolico bilancia il peperoncino. Con i piatti piccanti come la ‘nduja serve un rosso caldo e morbido. La regola: prodotti dello stesso territorio vanno d’accordo nel bicchiere e nel piatto.

Come si conserva una bottiglia di vino calabrese?

Le bottiglie vanno tenute coricate, al buio, a temperatura fresca e costante intorno ai 12-16 gradi, lontano da sbalzi e vibrazioni. I rossi importanti possono invecchiare alcuni anni, mentre bianchi e rosati si bevono giovani, entro un paio d’anni. Una bottiglia aperta si conserva uno o due giorni tappata in frigo; i passiti, ricchi di zucchero, durano molto più a lungo anche dopo l’apertura.

Esiste un vino calabrese dolce?

Sì, e sono tra i tesori meno conosciuti della regione. Il più celebre è il Greco di Bianco, raro passito dolce della costa jonica reggina, ottenuto da uve appassite. Ci sono anche dolci da Mantonico e da Moscato. Sono vini da meditazione, perfetti a fine pasto con dolci tradizionali, frutta secca o formaggi erborinati. Un passito calabrese è il modo migliore per scoprire quanto la viticoltura regionale sappia andare oltre i rossi.

Il vino calabrese si può comprare online?

Sì. Comprare il vino calabrese online direttamente da chi seleziona le etichette è il modo più sicuro per avere bottiglie autentiche del territorio. Le Tenute Conforti spediscono in tutta Italia, isole comprese, con spedizione gratuita oltre i 39,90 euro e imballaggi curati per proteggere le bottiglie. Acquistare dal produttore o dal selezionatore evita ricarichi e garantisce vini pensati per accompagnare i sapori calabresi.

Il vino calabrese sulla nostra tavola

Siamo le Tenute Conforti, a San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza, nella valle del Crati. Selezioniamo il nostro vino calabrese pensando ai sapori della nostra terra: i salumi, i formaggi, le conserve e i dolci tradizionali che da generazioni mettiamo in tavola. Per qualsiasi consiglio sull’abbinamento, scrivici: rispondiamo io o mio fratello.

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