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La Frutta dell’Autunno: Un Tesoro di Sapori e Benessere

Pubblicato il 25 Ottobre 2024

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Da GIULIANO CONFORTI

La frutta autunnale italiana copre da settembre a novembre uva, fichi, melograno, cachi, mele, pere, kiwi, castagne e frutta a guscio, e in Calabria si chiude con le prime clementine di fine ottobre. È la frutta più zuccherina dell’anno, ricca di polifenoli e fibra, e in gran parte si conserva a lungo senza perdere qualità.

C’è un momento preciso in cui, da noi, l’estate finisce. Non è una data del calendario: è il giorno in cui le cassette dei fichi lasciano il posto a quelle dell’uva, e nell’aria del magazzino cambia l’odore. Succede sempre intorno alla metà di settembre, e da lì in avanti comincia una stagione che secondo me è la più bella dell’anno per chi lavora la terra.

La frutta autunnale ha una qualità che quella estiva non ha: dura. La pesca va mangiata in tre giorni, il melograno resta buono per un mese e più. La mela di ottobre, tenuta al fresco, arriva a gennaio. Le noci e le nocciole arrivano a primavera. È frutta pensata per attraversare l’inverno, ed è per questo che nella cucina contadina ha sempre avuto un peso diverso.

In questo articolo racconto quali sono i frutti dell’autunno mese per mese, cosa portano davvero sul piano nutrizionale senza esagerazioni, come si conservano in casa e come li usiamo noi qui a San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza, dove l’autunno è anche il mese in cui comincia la raccolta delle olive.

Il calendario della frutta autunnale, mese per mese

Settembre è un mese di passaggio. Restano le ultime pesche tardive e i fichi, arriva l’uva da tavola, cominciano le prime mele e le prime pere. Nelle zone del Sud maturano i fichi d’India, e a fine mese si vedono i primi melograni.

Ottobre è il cuore della stagione. Melograno, cachi, castagne, noci, nocciole, mele cotogne, giuggiole, kiwi che comincia a essere raccolto. È anche il mese in cui la frutta autunnale raggiunge la massima varietà nei banchi dei mercati.

Novembre chiude il cerchio: cachi al culmine, kiwi maturo, mele da conservazione, e nel Sud le prime clementine. Da noi in Calabria la raccolta delle clementine parte da fine ottobre e prosegue per tutto l’inverno, il che significa che qui l’autunno non è mai una stagione povera.

Vale la pena ricordare che questi calendari cambiano di due o tre settimane fra Nord e Sud e di anno in anno, secondo l’andamento climatico. Nelle ultime annate le raccolte si sono spostate: caldo prolungato e siccità estiva anticipano alcune maturazioni e ne ritardano altre.

Uva, fichi e fichi d’India: la coda dell’estate

L’uva da tavola è il primo frutto veramente autunnale. La buccia contiene la maggior parte dei composti fenolici, incluso il resveratrolo, ed è anche la parte che di solito si scarta: un peccato, perché lì sta buona parte del valore. L’uva è dolce e va gestita con misura, ma è anche uno dei frutti più idratanti e piacevoli della stagione.

I fichi tardivi accompagnano tutto settembre. Nella zona di Cosenza il fico dottato è una produzione storica: si mangia fresco, si essicca al sole sui graticci, si conserva sotto forma di crocette. Un fico essiccato concentra zuccheri e fibra in pochi grammi ed è un alimento energetico, non uno spuntino leggero: va detto con onestà.

I fichi d’India, che nelle zone più calde maturano tra settembre e ottobre, sono un frutto sottovalutato: poco calorico, ricchissimo d’acqua e di fibra, con quei semi che non tutti tollerano. Vanno maneggiati con i guanti e sbucciati con la forchetta, come insegnava mio nonno.

Melograno e cachi: i due simboli dell’autunno

Il melograno è, tra tutta la frutta autunnale, quello che ha guadagnato più attenzione negli ultimi anni, e con qualche ragione: i suoi arilli sono ricchi di polifenoli, in particolare punicalagine ed ellagitannini, e di vitamina C. Sulle proprietà attribuite al succo la ricerca è ancora in corso, e diffido di chi lo racconta come una medicina. Resta un frutto eccellente, che si conserva a lungo e che in insalata cambia un piatto intero.

Il cachi, o loto, è l’altro simbolo. Ne esistono due grandi famiglie: quelli che vanno mangiati morbidi come una crema, ricchi di tannini che rendono allappante il frutto acerbo, e i cachi mela, croccanti e mangiabili sodi. Se avete cachi duri e volete accelerare, chiudeteli in un sacchetto con una mela: l’etilene rilasciato dalla mela fa il lavoro in pochi giorni.

Entrambi sono frutti zuccherini, entrambi vanno inseriti in una dieta normale senza timori e senza eccessi. Per i valori nutrizionali precisi conviene consultare fonti tecniche come le tabelle di composizione degli alimenti pubblicate dal CREA, perché i numeri che circolano online sono spesso approssimativi.

Mele, pere e kiwi: la frutta autunnale che dura

La mela è il frutto della conservazione per eccellenza. La pectina che contiene, una fibra solubile, è la stessa che fa gelificare le confetture. In Italia coltiviamo decine di varietà con maturazioni scalari, e questo permette di avere mele buone praticamente tutto l’anno partendo dalla raccolta autunnale.

La pera è più delicata e va colta prima della piena maturazione, per completarla fuori dall’albero. È il frutto che sposa meglio i formaggi stagionati, e con un filo di olio extravergine dal fruttato leggero e qualche goccia di miele diventa un piatto da fine pasto.

Il kiwi merita un discorso a parte perché in Italia è una produzione importante, e la piana di Sibari, a poca distanza dai nostri campi, ne è uno dei territori vocati. Si raccoglie da fine ottobre e completa la maturazione dopo la raccolta. È tra i frutti più ricchi di vitamina C, più di molti agrumi, e questa è una delle poche affermazioni nutrizionali che si può fare senza incertezze.

Castagne e frutta a guscio: il bosco in autunno

Le castagne non sono propriamente frutta fresca: sono un frutto amidaceo, e sul piano nutrizionale stanno più vicine ai cereali. Hanno una densità calorica ben superiore a quella di una mela e per secoli hanno sostituito il pane nelle zone di montagna. Sulla Sila e sul Pollino l’autunno è la loro stagione, e la raccolta è ancora un fatto familiare.

Sono ottime lessate con l’alloro, arrostite sulla brace, o ridotte in farina. Vanno consumate in fretta o conservate in frigorifero, perché ammuffiscono con facilità: il vecchio metodo della novena, cioè l’immersione in acqua per alcuni giorni, serviva proprio a selezionarle e a conservarle più a lungo.

Noci, nocciole e mandorle chiudono il quadro della frutta autunnale. Sono alimenti grassi, ricchi di acidi grassi insaturi, e proprio per questo vanno tenuti al buio e al fresco: irrancidiscono esattamente come l’olio. Una manciata al giorno è una buona abitudine; mezzo chilo davanti alla televisione è un’altra cosa.

Perché conviene comprare frutta di stagione

Chi vende frutta tutto l’anno uguale, la vende in un modo solo: raccogliendola acerba da qualche parte del mondo e facendola maturare in viaggio o in cella. Il risultato lo conosciamo tutti, ed è quella sensazione di frutto bello fuori e senza niente dentro.

La frutta autunnale comprata nella sua stagione, da una filiera corta, ha tre vantaggi misurabili: costa meno perché l’offerta è abbondante, ha un profilo aromatico completo perché è stata raccolta matura, e mantiene meglio le vitamine più fragili perché passano pochi giorni tra il campo e la tavola.

C’è poi un quarto vantaggio, meno immediato: comprare di stagione tiene in vita le produzioni locali. Ogni cassetta di clementine calabresi comprata a novembre è una ragione in più perché quell’agrumeto esista ancora l’anno prossimo. Lo dico da parte in causa, ma è così.

Come conservare la frutta autunnale in casa

Mele e pere in frigorifero o in cantina fresca, tenute separate dagli altri frutti perché l’etilene che rilasciano accelera la maturazione di tutto ciò che sta intorno. Il melograno in un luogo fresco e asciutto, dove regge un mese abbondante; se la buccia si secca leggermente non è un problema, gli arilli dentro restano intatti.

L’uva in frigorifero, mai lavata prima, perché l’umidità sulla buccia favorisce le muffe: si sciacqua solo al momento. I cachi a temperatura ambiente finché non raggiungono la consistenza voluta, poi in frigo per fermarli. Le castagne fresche in frigorifero e consumate entro pochi giorni.

La frutta a guscio va tenuta in guscio il più a lungo possibile, in un luogo buio e asciutto: una volta sgusciata, l’ossidazione dei grassi comincia e in poche settimane il sapore cambia. Se sentite quel retrogusto di vernice o di stucco, quella frutta secca è irrancidita e va buttata.

La frutta autunnale in tavola: come la usiamo noi

L’abbinamento che preferisco è il più semplice: finocchi a fettine sottilissime, chicchi di melograno, sale e il nostro olio extravergine di Carolea a crudo. Tre ingredienti, nessuna cottura, e un piatto che a ottobre finisce sempre prima degli altri.

Poi ci sono le castagne lessate condite con olio, sale e un rametto di rosmarino, che sembrano una cosa da poco e invece diventano un contorno serio accanto alla carne di maiale. E l’uva saltata in padella per pochi secondi con olio e timo, che accompagna la salsiccia in un modo che non ti aspetti.

Le mele cotogne, che crude sono immangiabili, diventano la cotognata, quella pasta densa che si taglia a cubetti e si conserva mesi. E i fichi essiccati con la mandorla dentro, che nella nostra tradizione arrivano fino a Natale.

In tutte queste preparazioni l’olio va a crudo, versato alla fine. Il calore prolungato degrada i polifenoli e appiattisce i profumi, e con la frutta autunnale, che ha aromi delicati, la differenza si sente subito.

Domande frequenti sulla frutta autunnale

Qual è la frutta autunnale italiana mese per mese?

Settembre apre con uva, fichi, prime mele e pere, fichi d’India e le ultime pesche tardive. Ottobre è il mese pieno: melograno, cachi, castagne, noci, nocciole, mele cotogne, kiwi che comincia, giuggiole. Novembre porta i cachi al massimo, il kiwi maturo, le mele da conservazione, le prime clementine del Sud e i mandarini. In Calabria il calendario slitta leggermente in avanti rispetto al Nord: da noi le clementine si raccolgono da fine ottobre e le arance arrivano a dicembre. Comprare frutta autunnale seguendo questo calendario significa pagarla meno e mangiarla nel momento in cui ha davvero sapore.

Perché è meglio mangiare frutta di stagione?

Per tre motivi concreti. Il primo è il sapore: un frutto raccolto maturo e venduto in pochi giorni ha zuccheri, acidi e aromi al punto giusto, cosa impossibile per un frutto raccolto acerbo e trasportato per settimane. Il secondo è il prezzo: quando un prodotto è nel pieno della sua stagione l’offerta è alta e costa meno. Il terzo riguarda la conservazione dei nutrienti, in particolare le vitamine idrosolubili come la C, che si degradano nel tempo e con la luce. La frutta autunnale ha in più un vantaggio pratico: molte specie, come mele, melograni e frutta a guscio, si conservano a lungo senza perdere granché.

La frutta autunnale fa ingrassare perché è più zuccherina?

È vero che uva, cachi e fichi hanno un contenuto di zuccheri più alto di fragole o agrumi, e che le castagne sono un alimento amidaceo con una densità calorica vicina a quella dei cereali più che della frutta. Ma il problema non è mai il singolo frutto: è la quantità e il contesto. Due o tre porzioni di frutta al giorno restano una buona abitudine anche in autunno, e la fibra che le accompagna rallenta l’assorbimento degli zuccheri. Chi ha una diagnosi di diabete o segue un piano alimentare specifico faccia riferimento al proprio medico: qui parlo da produttore, non da nutrizionista.

Come si conserva la frutta autunnale in casa?

Dipende dal frutto. Mele e pere si tengono in frigorifero o in cantina fresca, lontane dagli altri prodotti perché rilasciano etilene e ne accelerano la maturazione. Quello stesso etilene può però tornare utile: mettere un cachi acerbo in un sacchetto con una mela lo fa ammorbidire in pochi giorni. Il melograno si conserva un mese e più in un luogo fresco e asciutto. L’uva va tenuta in frigo, non lavata, e sciacquata solo al momento. Le castagne fresche vanno consumate in fretta o messe in frigo, perché ammuffiscono facilmente. La frutta a guscio, se ben asciutta, dura mesi al buio.

Quali frutti d’autunno si coltivano in Calabria?

Molti, e con un calendario tutto suo. Sulle colline joniche e nella piana di Sibari maturano in autunno i kiwi, i melograni, i cachi, l’uva da tavola e i fichi tardivi; il fico dottato della zona di Cosenza è una produzione storica del territorio. Nelle aree interne, tra Sila e Pollino, l’autunno è il tempo delle castagne e delle noci. E poi ci sono gli agrumi, che qui cominciano proprio quando altrove la frutta finisce: le clementine si raccolgono da fine ottobre e accompagnano tutto l’inverno. È il motivo per cui in Calabria l’autunno non è una stagione di transizione ma una delle più ricche dell’anno.

Come si abbina la frutta autunnale all’olio extravergine?

Meglio di quanto si immagini. I chicchi di melograno con finocchi a fettine sottili, sale, olio extravergine a crudo e nient’altro sono uno dei piatti più semplici e più buoni dell’autunno. Le pere si sposano con i formaggi stagionati e un filo d’olio dal fruttato leggero. Le castagne lessate e condite con olio, sale e rosmarino diventano un contorno serio. E l’uva, saltata in padella pochi secondi con olio e un rametto di timo, accompagna il maiale in modo sorprendente. La regola è una sola: olio a crudo, versato alla fine, per non perdere i polifenoli e i profumi.

Dai nostri campi, tutto l’autunno

Coltiviamo frutta e ortaggi sulle colline di San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza, tra la valle del Crati e la piana di Sibari, e in autunno il campo dà il meglio proprio mentre in frantoio comincia la molitura delle olive Carolea. Trovate la frutta autunnale e le verdure di stagione nella sezione ortofrutta e in agrumi e ortofrutta; le clementine e gli agrumi, appena la raccolta parte, sono in Agrumi Conforti. Per condirli come dico io serve l’olio nuovo, in bottiglia o in latta, accanto al miele, ai formaggi artigianali e alle conserve sott’olio. Spedizione gratuita sopra i 39,90 euro, isole comprese.

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