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Olio Calabrese: Guida all’Acquisto e alla Qualità

Pubblicato il 10 Maggio 2023

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Da admin

L’olio calabrese di qualità è un olio extravergine di oliva prodotto in Calabria con olive raccolte e molite in azienda, a freddo, entro poche ore dalla raccolta: noi delle Tenute Conforti lo facciamo con la cultivar Carolea sulle colline joniche presilane di San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza. Quando qualcuno mi chiede cos’è un buon olio calabrese, io non parto dalle parole. Parto dalle mani sporche di mio padre a novembre, dal profumo della pasta di olive che esce dalla gramola, dal verde quasi cupo che cola nel piattino la mattina della prima molitura.

Mio nonno diceva che l’olio non si racconta, si assaggia. Aveva ragione. Ma in un’epoca in cui sullo scaffale trovi bottiglie a tre euro che chiamano “extravergine”, qualche parola serve per difendersi. Perchè un olio calabrese vero costa, e ha ragione di costare. Dietro c’è una collina da curare tutto l’anno, una raccolta fatta nell’epoca giusta, un frantoio che lavora di notte pur di non far aspettare le olive, cisterne d’acciaio sotto azoto perchè l’ossigeno è il primo nemico dell’olio buono.

In questa guida ti spiego, da produttore, cosa rende speciale il nostro olio calabrese, come riconoscere quello vero dal taroccato, quali numeri contano davvero in etichetta e perchè conviene comprarlo direttamente da chi lo fa. Niente giri di parole: solo quello che ho imparato in cantina, con la latta in mano.

Cos’è davvero un olio calabrese di qualità

Un olio calabrese di qualità è prima di tutto un extravergine: la categoria più alta, quella ottenuta solo per via meccanica, senza calore e senza solventi, con un’acidità libera che per legge resta sotto lo 0,8%. Il nostro, raccolto nell’epoca giusta e molito subito, si attesta intorno allo 0,3%, e non per fortuna: è il frutto di olive sane, portate in frantoio lo stesso giorno.

Ma l’extravergine è solo la base. Quello che separa un olio anonimo da un olio che ti resta in bocca è il territorio. Le nostre olive crescono fra i 250 e i 400 metri, su venticinque ettari di colline che guardano lo Jonio. Qui le notti d’autunno sono fresche, il vento sale dalla valle del Crati, e questo sbalzo termico concentra i polifenoli, quelle sostanze che danno l’amaro e il piccante e che proteggono l’olio dall’irrancidimento. Un olio calabrese fatto bene non è morbido e basta: pizzica in gola, e quel pizzicore è salute in forma liquida.

La cultivar Carolea, cuore del nostro olio calabrese

Se c’è una varietà che racconta la Calabria, è la Carolea. È la nostra cultivar principale, copre circa il novanta per cento dei nostri uliveti, e dà un olio con un fruttato medio, sentori di carciofo e mandorla fresca, un amaro elegante e un piccante che arriva dopo, pulito. Una piccola quota di Roggianella completa il blend e arrotonda. L’acido oleico della Carolea si aggira fra il 70 e il 75%: è il grasso buono, quello monoinsaturo, lo stesso che rende la dieta mediterranea ciò che è.

Lavorare in purezza una cultivar così significa avere un olio riconoscibile, anno dopo anno. Non insegue mode, non cambia faccia. Quando apri una nostra bottiglia a marzo o a luglio, ritrovi lo stesso carattere. Per questo, quando penso a un olio calabrese che valga il prezzo, penso a un olio che parte da una cultivar identitaria e non da una miscela di provenienze ignote.

Come riconoscere un olio calabrese vero in etichetta

Lo scaffale è pieno di trappole. La prima difesa è l’etichetta, e va letta come si legge un contratto. Cerca la dicitura “olio extravergine di oliva”, non “olio di oliva” e nemmeno “olio di sansa”: sono prodotti diversi, raffinati, di un’altra categoria. Cerca l’origine: deve dire da dove vengono le olive, non solo dove è stato imbottigliato. Diffida del generico “miscela di oli di oliva originari dell’Unione Europea”: vuol dire tutto e niente.

Un olio calabrese serio dichiara la cultivar, l’annata di raccolta e spesso il claim sui polifenoli. C’è anche un marchio europeo dedicato, l’Olio di Calabria IGP, regolato dal Reg. UE 2016/134, che lega l’olio al territorio regionale. Non tutti i produttori calabresi lo certificano, ma la sua esistenza ti dice che la Calabria dell’olio è una cosa seria. E poi c’è il prezzo: sotto certe soglie, un extravergine onesto semplicemente non può esistere, perchè non coprirebbe nemmeno la raccolta.

Acidità, polifenoli e i numeri che contano

Quando vendo il nostro olio mi piace dare i numeri, perchè i numeri non mentono. L’acidità libera misura quanto le olive erano sane e quanto in fretta sono state lavorate: la legge ammette fino allo 0,8% per l’extravergine, noi stiamo intorno allo 0,3%. I polifenoli del nostro olio calabrese superano i 250 mg/kg: è la soglia che permette, per il Reg. UE 432/2012, di parlare di protezione dei lipidi dallo stress ossidativo. In parole povere, è l’olio che fa bene davvero, non solo nelle pubblicità.

Poi c’è il numero dei perossidi, che racconta quanto l’olio si è ossidato, e i tocoferoli, la vitamina E naturale. Sono dettagli da frantoiano, lo so. Ma sapere che dietro la tua bottiglia c’è chi tiene a questi valori cambia il modo in cui usi l’olio: lo rispetti, lo dosi, non lo butti su tutto a caso. Un cucchiaio del nostro olio crudo su una fetta di pane vale più di mezza bottiglia di un olio qualsiasi cotto in padella.

Olio calabrese in vendita: formati, conservazione e spedizione

Vendiamo il nostro olio calabrese in più formati, e ognuno ha un senso preciso. La bottiglia di vetro scuro protegge dalla luce ed è perfetta per chi usa l’olio a crudo e vuole averlo sempre in tavola. La latta, opaca e a tenuta, è la scelta di famiglia: ripari l’olio dalla luce e travasi in una piccola oliera quel che ti serve per la settimana. Per chi consuma tanto ci sono il Bag in Box, con la sacca che si svuota senza far entrare aria, e la pedana da 5 litri per le scorte.

La regola della conservazione è una sola: lontano da luce, aria e calore. Tieni la latta in dispensa, non vicino ai fornelli. Una volta aperta, una confezione dura bene quattro o sei mesi: l’olio non scade come lo yogurt, ma perde profumo e polifenoli col tempo. Non si congela e non si mette in frigo, dove si intorbidisce. Spediamo in tutta Italia, isole comprese, con spedizione gratuita oltre i 39,90 euro, e all’altro capo del telefono rispondiamo io o mio fratello, mai un call center.

Come usare l’olio calabrese in cucina

Un buon olio calabrese dà il meglio a crudo. Un filo sulla bruschetta, sul pesce al forno, sui legumi appena scolati, su una conserva sott’olio di casa. A crudo senti il fruttato, l’amaro e il piccante, e quei tre sapori fanno il lavoro di mezzo condimento. Sui nostri formaggi silani stagionati, un giro d’olio Carolea e una macinata di pepe trasformano un tagliere in un piatto.

In cottura l’extravergine regge bene: ha un punto di fumo alto, intorno ai 190-210 gradi, più che sufficiente per una frittura fatta come si deve. Certo, in padella i polifenoli più delicati si perdono in parte, quindi per le cotture lunghe va benissimo anche un nostro formato più capiente, mentre la bottiglia migliore la tengo per il crudo. È il modo in cui cucina mia madre da sempre: l’olio buono in tavola, l’olio buono anche ai fornelli, ma sapendo dove ognuno rende di più.

Perchè comprare l’olio calabrese direttamente da noi

La filiera corta non è uno slogan, è una catena di responsabilità. Le olive sono nostre, il frantoio è nostro, lo stoccaggio è nostro: in cisterne d’acciaio inox AISI 304 sotto azoto, dove l’olio riposa al riparo dall’ossigeno fino a quando lo imbottigliamo. Significa che se qualcosa non va, so esattamente dove andare a guardare. Non c’è un intermediario che mescola, non c’è un grossista che taglia. C’è una famiglia che da cinquant’anni mette il proprio nome sulla bottiglia.

Comprare il nostro olio calabrese vuol dire anche tenere viva una collina. Ogni latta che parte è una pianta potata, un terreno presidiato, un pezzo di Calabria che non si spopola. Non è romanticismo: è economia di un territorio. E quando assaggi, lo senti che dietro non c’è una catena di montaggio ma una scelta fatta a mano, oliva per oliva, anno per anno.

Domande frequenti sull’olio calabrese

Qual è il miglior olio calabrese?

Non esiste un solo “migliore”, ma esistono criteri oggettivi. Il miglior olio calabrese è un extravergine con acidità bassa (sotto lo 0,4%), polifenoli alti (oltre i 250 mg/kg), cultivar dichiarata e annata di raccolta in etichetta. La Carolea, varietà simbolo della regione, dà un olio equilibrato con note di carciofo e mandorla. Diffida di chi promette qualità senza dichiarare nulla: un produttore serio ti dice da dove viene ogni goccia.

Quanto costa un buon olio calabrese?

Un extravergine calabrese di filiera corta parte realisticamente dagli 11-14 euro al litro per i formati grandi e sale per le bottiglie da crudo. Sotto certe soglie l’olio non copre nemmeno la raccolta a mano e la molitura in giornata, quindi un prezzo troppo basso è quasi sempre un segnale. Comprando il formato latta o Bag in Box il prezzo al litro scende, a parità di qualità: è il modo più intelligente per avere olio buono tutti i giorni.

Dove comprare olio calabrese online di qualità?

Il modo più sicuro è acquistare direttamente dal produttore, sul suo sito o per telefono. Così sai chi ha fatto l’olio, in che annata, con quali olive. Noi vendiamo il nostro olio calabrese online con spedizione in tutta Italia, isole comprese, e gratuita oltre i 39,90 euro. Acquistare dal produttore evita ricarichi inutili e ti dà la possibilità di chiedere: quando hai raccolto, quanto è l’acidità di quest’annata, come conservarlo. Sono domande a cui un grossista non sa rispondere.

Che differenza c’è tra olio calabrese e olio di Calabria IGP?

“Olio calabrese” è un’espressione generica che indica un olio prodotto in Calabria. “Olio di Calabria IGP” è invece un marchio europeo regolato dal Reg. UE 2016/134, che certifica origine, cultivar ammesse e parametri qualitativi attraverso un disciplinare e un consorzio di tutela. Tutti gli oli IGP sono calabresi, ma non tutti gli oli calabresi sono certificati IGP: la certificazione è una scelta del produttore. In entrambi i casi conta leggere bene l’etichetta.

L’olio calabrese è biologico?

Può esserlo, ma non lo è per definizione. Il biologico è una certificazione separata, regolata dal Reg. UE 2018/848, che riguarda il metodo di coltivazione: niente fitofarmaci di sintesi, rispetto del terreno, controlli di un organismo certificatore. Un olio calabrese può essere extravergine ottimo anche senza marchio bio, e viceversa. Se per te il biologico conta, cerca la foglia verde europea con il codice dell’organismo di controllo in etichetta.

Quanto dura una bottiglia di olio calabrese aperta?

Una confezione aperta mantiene profumo e proprietà per circa quattro-sei mesi, se la conservi al riparo da luce, aria e calore. L’olio non diventa pericoloso oltre quel termine, ma perde polifenoli e fragranza. Per questo consiglio di comprare il formato giusto per il proprio consumo: una latta grande se siete in tanti, una bottiglia se l’olio buono lo usate solo a crudo. Travasare in una piccola oliera scura quel che serve per pochi giorni è la mossa migliore.

L’olio calabrese si può usare per friggere?

Sì. L’extravergine ha un punto di fumo alto, intorno ai 190-210 gradi, ed è uno degli oli più stabili in cottura proprio grazie ai suoi antiossidanti naturali. Per friggere bene serve olio abbondante, temperatura controllata e ricambio frequente. Per le fritture quotidiane conviene un formato capiente come la latta o il Bag in Box, tenendo la bottiglia da degustazione per il crudo, dove i polifenoli si godono al massimo.

Il nostro olio calabrese, dalla collina alla tua tavola

Siamo le Tenute Conforti, a San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza, sulle colline joniche presilane della valle del Crati. Coltiviamo la Carolea da generazioni e moliamo nel nostro frantoio aziendale, a freddo, entro poche ore dalla raccolta. Se vuoi un olio calabrese vero, scegli il formato che fa per te tra le nostre proposte di olio in bottiglia, olio in latta e Bag in Box, oppure dai un’occhiata alle nostre novità di stagione. Per qualsiasi domanda, scrivici: rispondiamo io o mio fratello.

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