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Fioritura Olivo: Quando Avviene, Quanto Dura e Come si Gestisce

Pubblicato il 2 Maggio 2024

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Da GIULIANO CONFORTI

La fioritura olivo avviene tra fine maggio e metà giugno e dura una o due settimane: è la fase più delicata dell’anno, perché in quei pochi giorni si decide quanta parte dei fiori diventerà oliva e quindi olio. Lo so bene, perché ogni giugno passo le giornate a guardare i mignoli aprirsi sulle nostre colline di San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza, e a sperare che il meteo tenga.

La fioritura dell’olivo è un momento che mio nonno chiamava la promessa. Un olivo adulto può aprire centinaia di migliaia di fiori, eppure ne porterà a frutto solo l’uno o due per cento. Tutto il resto cade. Capire perché succede, e cosa posso fare per salvare quel poco che allega, è metà del mestiere del frantoiano.

In questa guida ti racconto quando fiorisce l’olivo, quanto dura la fioritura, come funziona l’impollinazione, cosa la danneggia e come la gestiamo noi sui 25 ettari di Carolea della valle del Crati. Parlo da chi le olive le coltiva e le mola, non da manuale: dove ci sono limiti e incertezze, te li dico.

Fioritura olivo: quando avviene

La fioritura olivo segue il risveglio vegetativo di primavera, sui rami dell anno precedente.

La fioritura dell’olivo segue il risveglio vegetativo di primavera. Dopo l’inverno, quando le temperature medie si stabilizzano sopra i 15 °C, sui rami dell’anno precedente compaiono i mignoli: piccole infiorescenze a grappolo che in poche settimane si aprono. Nella maggior parte d’Italia questo accade tra fine maggio e la prima metà di giugno.

Da noi, in collina tra i 250 e i 400 metri, la piena fioritura arriva di solito nella prima decade di giugno. Sulla costa jonica, più calda, anticipa di qualche giorno; salendo verso la Sila ritarda. L’altitudine conta, e conta la cultivar: la Carolea è una varietà a fioritura medio-tardiva, e questo le permette spesso di scansare le ultime gelate tardive di primavera. Ogni anno segno sul quaderno la data di piena fioritura, come faceva mio padre: confrontare gli anni serve a capire come sta cambiando il clima sulle nostre colline.

Le fasi della fioritura: dal mignolo all’allegagione

La fioritura non è un interruttore, è un processo. Prima compare il mignolo, l’infiorescenza chiusa. Poi i boccioli si gonfiano e si aprono i fiori veri e propri, bianco-crema, ciascuno con i suoi organi maschili e femminili. Segue l’impollinazione, quando il polline raggiunge lo stigma del fiore. Se la fecondazione riesce, parte l’allegagione: il fiore perde i petali e l’ovario inizia a ingrossarsi, diventando un frutticino.

È in questa catena che si gioca tutto. Una infiorescenza può portare anche quindici-venti fiori, ma quasi sempre uno solo arriva a frutto. La percentuale di allegagione, cioè quanti fiori diventano olive, è il numero che mi interessa davvero: più dei fiori totali, che la pianta produce sempre in abbondanza.

Perché l’olivo fa tanti fiori e poche olive

Questa è la domanda che mi fanno tutti, in oliveto. La risposta è che l’olivo gioca d’azzardo con i numeri. Producendo una quantità enorme di fiori, si assicura che almeno una piccola parte superi le insidie di impollinazione, clima e nutrizione. È una strategia di sopravvivenza vecchia di millenni: meglio mille fiori e venti olive sicure, che cento fiori e il rischio di restare senza nulla.

Per questo non mi spavento se a fine giugno vedo cadere fiori e frutticini a terra. È la cascola, la caduta naturale. La pianta lascia andare i fiori non fecondati e poi, qualche settimana dopo, una parte dei frutticini già formati: tiene solo quelli che potrà nutrire fino alla raccolta di novembre. È lei a decidere il proprio carico. Il mio compito non è farle fare più fiori, ma metterla nelle condizioni di allegarne e portarne a maturazione il più possibile.

L’impollinazione dell’olivo: il ruolo del vento

L’olivo è una pianta anemofila: affida il polline al vento, non alle api. Questo cambia tutto. Durante la fioritura una brezza leggera e asciutta è una benedizione, perché trasporta il polline da una pianta all’altra. La pioggia, al contrario, è il peggior nemico: dilava il polline, lo appesantisce e impedisce la fecondazione.

Molte cultivar sono solo parzialmente autofertili. La Carolea riesce a fecondarsi anche con il proprio polline, ma dà molto di più se vicino c’è un’altra varietà a fare da impollinatore. Per questo negli oliveti misti l’allegagione è quasi sempre migliore. Da noi la Carolea convive con piccole quote di Roggianella, Tonda di Strongoli e Dolce di Rossano: non è solo questione di gusto nell’olio in bottiglia finale, è anche una scelta agronomica che aiuta la fecondazione in fioritura.

Cosa danneggia la fioritura olivo

I nemici della fioritura li conosco a memoria. Il primo è la pioggia battente nei giorni di piena fioritura: poche ore d’acqua nel momento sbagliato e l’allegagione crolla. Il secondo è lo scirocco, il vento caldo e secco che arriva dall’Africa: dissecca lo stigma dei fiori in mezza giornata e li rende sterili. Il terzo sono gli sbalzi termici, con notti ancora fredde che rallentano lo sviluppo.

Poi ci sono i parassiti. La tignola dell’olivo, nella sua generazione antofaga, attacca proprio i boccioli fiorali a primavera. Contro il meteo, lo dico con franchezza, non posso fare nulla: è la parte del mestiere che mi ricorda quanto siamo piccoli. Sulla salute della pianta invece posso intervenire, e una pianta forte arriva alla fioritura più attrezzata a reggere le contrarietà.

Come gestiamo la fioritura olivo nel nostro oliveto

La fioritura non si prepara a giugno: si prepara tutto l’anno. La prima cosa è la potatura, che noi facciamo a vaso policonico tra fine inverno e inizio primavera. Aprire il centro della chioma fa entrare luce e aria, e l’olivo fiorisce meglio dove la luce arriva. Una pianta troppo fitta fiorisce solo in superficie e resta cieca all’interno.

Poi c’è la nutrizione. Un olivo in carenza di azoto e boro alla fioritura allega male: il boro, in particolare, è fondamentale per la germinazione del polline. Curiamo il terreno con le lavorazioni giuste e teniamo l’inerbimento controllato, così la pianta arriva a giugno con le riserve piene. Infine osservo, ogni giorno, in quella finestra breve. Guardo i fiori, annuso l’aria, controllo il meteo. Non posso comandare il vento, ma posso avere piante pronte a sfruttarlo. Da quei fiori di giugno nascono le olive Carolea che a novembre diventano il nostro olio in latta e le nostre bottiglie.

Dalla fioritura all’olio: cosa succede dopo giugno

Passata la fioritura, i frutticini allegati iniziano la loro corsa lenta verso l’autunno. Per tutta l’estate l’oliva cresce, accumula acqua e, da agosto, comincia a formare l’olio dentro la polpa: è la fase di inolizione. La raccolta parte poi a invaiatura, tra ottobre e novembre, quando la buccia vira dal verde al violaceo e il contenuto di polifenoli è al massimo.

Quello che è successo in quei dieci giorni di giugno si vede tutto a novembre. Una buona allegagione significa una pianta carica; un eccesso di carico, però, dà olive più piccole e una pianta stremata, che l’anno dopo riposa. È l’alternanza di produzione, tipica dell’olivo: un anno di carica e uno di scarica. Gestire la fioritura e il carico serve anche a smussare questa altalena. L’olio che ne nasce lo trovi tra le nostre novità di stagione e nel formato famiglia bag in box.

Domande frequenti sulla fioritura dell’olivo

In che mese avviene la fioritura dell’olivo?

Nella maggior parte d’Italia la fioritura dell’olivo cade tra fine maggio e la prima metà di giugno. Da noi, sulle colline di San Giorgio Albanese tra i 250 e i 400 metri, i mignoli si aprono di solito nella prima decade di giugno, qualche giorno dopo rispetto alla costa jonica più calda. Tutto dipende dalla cultivar e dall’altitudine: salendo di quota la fioritura ritarda, perché serve che le temperature notturne si stabilizzino sopra i 15 °C. È una finestra breve, sette-dieci giorni di piena fioritura, in cui mi gioco buona parte del raccolto di novembre.

Quanto dura la fioritura dell’olivo?

Poco, ed è proprio questo a renderla delicata. Dalla schiusa dei primi fiori alla caduta dei petali passano in genere una o due settimane, con il picco di piena fioritura concentrato in cinque-sette giorni. In quei giorni l’oliveto cambia colore e profumo: si riempie di piccoli fiori bianco-crema. Se in quella finestra arriva una pioggia battente o un vento di scirocco caldo e secco, il polline si rovina e l’allegagione, cioè la trasformazione del fiore in frutto, crolla. Per questo guardo il meteo a inizio giugno con più ansia che a Natale.

Perché l’olivo fa tanti fiori e poche olive?

È la sua natura, non un difetto. Un olivo adulto può produrre 500.000 fiori e portarne a frutto soltanto l’1-2%: il resto cade ed è del tutto normale. La pianta produce un’enorme quantità di fiori come assicurazione, sapendo che impollinazione, clima e nutrizione ne salveranno solo una piccola parte. Quello che conta non è il numero di fiori, ma la percentuale di allegagione. Una fioritura abbondante con cattiva impollinazione rende meno di una fioritura media ben fecondata. Il mestiere sta tutto nel proteggere quel poco che allega.

L’olivo si impollina da solo?

In parte. Molte cultivar, compresa la Carolea che coltiviamo noi, sono parzialmente autofertili: riescono cioè a fecondarsi con il proprio polline, ma danno molto di più se nelle vicinanze c’è un’altra varietà che fa da impollinatore. L’olivo è anemofilo, affida cioè il polline al vento, non agli insetti. Per questo una leggera brezza durante la fioritura è preziosa, mentre la pioggia è nemica. Negli impianti misti, dove convivono più cultivar, l’allegagione è quasi sempre migliore. Da noi la Carolea convive con piccole quote di Roggianella e Tonda di Strongoli, e si aiutano a vicenda.

Cosa danneggia la fioritura dell’olivo?

Tre cose, soprattutto. La pioggia battente, che dilava il polline e impedisce la fecondazione. Il vento caldo e secco, lo scirocco, che dissecca lo stigma del fiore in poche ore. E gli sbalzi termici, con notti ancora fredde sotto i 12-15 °C che bloccano lo sviluppo. Si aggiungono i parassiti, come la tignola dell’olivo, che nella generazione antofaga attacca proprio i boccioli. Contro il meteo non posso nulla, lo dico con onestà. Sulla pianta invece sì: un olivo ben potato, arieggiato e nutrito arriva alla fioritura più forte e regge meglio le contrarietà.

La potatura influisce sulla fioritura?

Moltissimo. L’olivo fiorisce sui rami dell’anno precedente, quindi una potatura corretta in inverno o inizio primavera serve a far entrare luce e aria nella chioma e a stimolare nuova vegetazione produttiva. Noi pratichiamo la potatura a vaso policonico, che apre il centro della pianta e distribuisce bene la luce. Una chioma troppo fitta fiorisce solo in superficie e dentro resta cieca. Attenzione però a non esagerare: una potatura troppo drastica spinge la pianta a fare legno invece di fiori, e l’anno dopo si paga con un raccolto scarso. È un equilibrio, e si impara solo facendolo, anno dopo anno.

Cos’è la cascola dei fiori e dei frutticini?

È la caduta naturale di fiori e piccoli frutti che l’olivo non riesce o non vuole portare a maturazione. Avviene in due ondate: subito dopo la fioritura cadono i fiori non fecondati, e qualche settimana dopo, intorno alla cosiddetta cascola di giugno, la pianta lascia andare una parte dei frutticini già formati per concentrare le energie sui migliori. Vedere il terreno coperto di olivine grandi come capocchie di spillo spaventa chi non è del mestiere, ma è un meccanismo di autoregolazione. La pianta sa quante olive può nutrire fino a novembre, e fa da sé la sua selezione.

Dal nostro oliveto alla tua tavola

Siamo a San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza, e da oltre 50 anni seguiamo le nostre olive Carolea dalla fioritura di giugno alla molitura di novembre, nel frantoio di famiglia. Trovi il nostro olio in bottiglia, in latta e nel formato 5 litri: lo spediamo in tutta Italia e, se hai una curiosità sull’oliveto, rispondiamo io o mio fratello, mai un call center.

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