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Panel Test: Cos’è e Come Riconoscere un Olio EVO di Qualità

Pubblicato il 30 Agosto 2024

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Da GIULIANO CONFORTI

Il panel test è l’analisi sensoriale ufficiale dell’olio di oliva: un gruppo di assaggiatori esperti valuta profumi e sapori secondo un metodo rigoroso, e decide se un olio può davvero chiamarsi extravergine. Non è una questione da laboratorio e basta. È il gusto, il naso e l’esperienza di persone addestrate a riconoscere pregi e difetti. Io questo assaggio lo faccio da sempre, a ogni molitura, prima ancora dei numeri: prendo un cucchiaio del nostro olio Carolea appena uscito dal frantoio e lo assaggio. Se sento il difetto, lo so subito. Il panel test ufficiale è la versione seria e codificata di questo gesto antico.

In questa guida ti spiego cos’è il panel test, come funziona davvero, quali difetti individua e perché è così importante per chi compra olio. Ti racconto anche come fare un piccolo assaggio a casa per imparare a riconoscere un olio extravergine di qualità. Te lo dico da produttore che assaggia il proprio olio ogni anno: capire il panel test cambia il modo in cui scegli l’extravergine al supermercato.

Cos’è il panel test

Il panel test è la valutazione organolettica dell’olio prevista dalla normativa europea per classificare gli oli di oliva. In pratica è l’assaggio ufficiale, condotto secondo il metodo del Consiglio Oleicolo Internazionale. Un gruppo di assaggiatori, chiamato appunto panel, valuta ogni olio e ne annota difetti e pregi su una scheda standardizzata.

La cosa importante da capire è che il panel test ha valore legale. Non è un gioco tra intenditori. Insieme all’analisi chimica, che misura l’acidità libera e i perossidi, il panel test stabilisce se un olio è extravergine, vergine o lampante. Un olio può avere parametri chimici perfetti e comunque non essere extravergine, perché all’assaggio emerge un difetto. Il gusto, in questo caso, conta quanto la chimica.

Come funziona il panel test

Il metodo è preciso e lascia poco al caso. Ogni assaggiatore riceve l’olio in un bicchierino di vetro scuro, di solito blu, in modo che il colore non influenzi il giudizio: un olio verde brillante non è necessariamente migliore di uno dorato. L’olio viene portato a circa 28 gradi, la temperatura che libera meglio gli aromi.

L’assaggiatore annusa, poi assaggia con una piccola aspirazione che nebulizza l’olio in bocca e lo porta a contatto con tutta la lingua, e valuta il retrogusto. Ogni giudice lavora da solo, in una cabina separata, per non farsi condizionare. Servono almeno otto assaggiatori qualificati, guidati da un capo panel. Alla fine si calcola la mediana dei difetti e quella del fruttato. Sono questi due valori a stabilire la categoria dell’olio.

I difetti che il panel test individua

Qui sta la forza del panel test: sente quello che la chimica non vede. I difetti più comuni hanno nomi precisi. Il rancido è l’ossidazione, l’odore di vecchio e di noci andate a male. Il riscaldo o morchia nasce quando le olive fermentano ammassate prima della molitura. La muffa arriva da olive umide conservate male. L’avvinato ricorda l’aceto o il vino, segno di fermentazioni.

Basta che la mediana del difetto principale superi lo zero e l’olio non può più essere extravergine. È una soglia severa, e deve esserlo. Molti oli industriali a basso prezzo hanno difetti lievi che il consumatore distratto non nota, ma che il panel test smaschera subito. Ecco perché tante frodi e tanti oli scadenti vengono fermati proprio all’assaggio, non alle analisi chimiche.

Gli attributi positivi: fruttato, amaro e piccante

Il panel test non cerca solo i difetti, misura anche i pregi. I tre attributi positivi dell’olio extravergine sono il fruttato, l’amaro e il piccante. Il fruttato è il profumo di oliva fresca, di erba, di carciofo o di pomodoro a seconda della cultivar. L’amaro e il piccante, che a chi non se ne intende sembrano difetti, sono invece pregi preziosi.

Quel pizzicore in gola che ti fa quasi tossire è il segnale dei polifenoli, gli antiossidanti che rendono l’olio buono per la salute e capace di durare nel tempo. Il nostro Carolea ha un fruttato medio, con amaro e piccante ben presenti: polifenoli oltre i 250 milligrammi per chilo. Al panel test un olio così racconta subito la sua qualità. Imparare a sentire questi pregi ti cambia il modo di scegliere l’olio.

Panel test e categorie dell’olio

Mettiamo insieme i pezzi. Perché un olio sia extravergine deve rispettare due condizioni al panel test: mediana dei difetti pari a zero e mediana del fruttato superiore a zero. Nessun difetto percepibile, e un profumo di oliva riconoscibile. A questo si aggiungono i limiti chimici, come l’acidità libera non superiore allo 0,8 per cento.

Se al panel test compare un difetto, l’olio scende di categoria: diventa vergine, oppure lampante se i difetti sono forti, e in quel caso non è nemmeno commestibile senza rettifica. È un sistema a doppio filtro, chimico e sensoriale, che protegge il consumatore. Quando su una bottiglia leggi olio extravergine di oliva, dietro quella parola c’è anche questo controllo. Almeno, quando è fatto onestamente.

Come assaggiare l’olio a casa

Un panel test ufficiale non lo puoi fare in cucina, ma un piccolo assaggio sì, ed è il modo migliore per imparare. Versa un cucchiaio d’olio in un bicchiere piccolo, coprilo con una mano e scaldalo con l’altra per un minuto. Poi annusa a fondo: cerca il profumo di oliva, di erba fresca. Quindi assaggia, aspirando un po’ d’aria tra i denti per diffondere l’olio in bocca.

Concentrati su tre cose: senti il fruttato? Arriva l’amaro? E il piccante in gola? Se ci sono, buon segno. Se invece percepisci rancido, muffa o odore di vino, quell’olio ha difetti. Fai la prova con due oli diversi, uno da supermercato e un buon extravergine come il nostro Carolea in bottiglia: la differenza ti sorprenderà. È il primo passo per non farti più ingannare.

Il panel test e il nostro olio Carolea

Da noi l’assaggio è di casa. A ogni molitura, tra ottobre e novembre, prendo un campione dell’olio appena estratto a freddo e lo assaggio con mio fratello. È il nostro panel di famiglia, imperfetto ma onesto: se sentiamo un difetto, quell’olio non finisce in bottiglia. Solo dopo arrivano le analisi che confermano quello che la bocca ha già capito.

Il nostro olio extravergine Carolea nasce sulle colline della valle del Crati, a San Giorgio Albanese, da olive raccolte al momento giusto e molite entro poche ore. Acidità tra lo 0,2 e lo 0,3 per cento, polifenoli oltre i 250 milligrammi per chilo. Sono numeri che al palato si sentono come fruttato, amaro e piccante. Il panel test, per noi, non è un obbligo burocratico: è il modo in cui abbiamo sempre lavorato.

Domande frequenti sul panel test

Che cos’è il panel test dell’olio?

Il panel test è l’analisi sensoriale ufficiale dell’olio di oliva, prevista dalla normativa europea per classificare gli oli. Un gruppo di assaggiatori esperti, il panel, valuta l’olio secondo un metodo rigoroso stabilito dal Consiglio Oleicolo Internazionale. Ogni assaggiatore annota su una scheda l’intensità dei difetti e degli attributi positivi come fruttato, amaro e piccante. Dalla mediana dei giudizi si stabilisce la categoria dell’olio. Il panel test non è una degustazione da intenditori per piacere: è uno strumento legale che decide se un olio può chiamarsi extravergine oppure no.

Come funziona il panel test?

Nel panel test ogni assaggiatore riceve l’olio in un bicchierino di vetro scuro, di solito blu, così il colore non influenza il giudizio. L’olio viene portato a circa 28 gradi, si annusa, si assaggia con una piccola aspirazione che lo nebulizza in bocca, e si valuta al retrogusto. Ogni giudice lavora da solo, in una cabina, e compila una scheda. Servono almeno otto assaggiatori qualificati guidati da un capo panel. Alla fine si calcola la mediana dei difetti e quella del fruttato. Sono questi due numeri a determinare la categoria merceologica dell’olio.

Quali difetti individua il panel test?

Il panel test riconosce i difetti sensoriali dell’olio, quelli che l’analisi chimica da sola non vede. I più comuni sono il rancido, dovuto all’ossidazione, il riscaldo o morchia, quando le olive fermentano prima della molitura, la muffa da olive umide mal conservate, l’avvinato quando ci sono processi fermentativi, e il metallico. Se la mediana del difetto principale supera lo zero, l’olio non può essere extravergine. Per questo il panel test è severo: basta un difetto percepito dagli assaggiatori per far scendere di categoria un olio che chimicamente sembrava a posto.

Quando un olio è extravergine secondo il panel test?

Un olio è extravergine quando, oltre a rispettare i parametri chimici come l’acidità libera non superiore allo 0,8 per cento, al panel test ha mediana dei difetti pari a zero e mediana del fruttato superiore a zero. In parole semplici: non deve avere nessun difetto percepibile e deve avere un profumo di oliva riconoscibile. Se compare anche un solo difetto, l’olio scende a vergine o a lampante. È un doppio controllo, chimico e sensoriale, che rende l’extravergine la categoria più alta. Il nostro Carolea nasce proprio per superare entrambi.

Posso fare un panel test dell’olio a casa?

Un panel test ufficiale no, perché richiede assaggiatori qualificati e condizioni controllate. Ma un piccolo assaggio casalingo sì, e ti insegna molto. Versa un po’ d’olio in un bicchiere, scaldalo tra le mani coprendolo, annusa e poi assaggia aspirando aria. Cerca il fruttato, l’amaro e il piccante: sono pregi, non difetti. Il pizzicore in gola, che a molti sembra strano, è il segno dei polifenoli. Se invece senti odore di rancido, di muffa o di vino, quell’olio ha problemi. Con un po’ di pratica impari a riconoscere un olio EVO di qualità.

Perché il panel test è importante per chi compra olio?

Perché è la garanzia che quello che compri è davvero extravergine e non un olio scadente mascherato. L’analisi chimica misura acidità e perossidi, ma non sente il rancido o la morchia: il panel test sì. Per il consumatore, sapere che un olio ha superato il panel test significa avere in mano un prodotto controllato anche nel gusto. Da produttore ti dico: un buon olio non ha paura del panel. Il nostro Carolea lo assaggiamo noi per primi, a ogni molitura, perché prima di venderlo vogliamo essere sicuri che sia buono davvero.

Siamo Agricola Conforti, famiglia di produttori di San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza, nella valle del Crati. Il nostro olio extravergine Carolea lo assaggiamo per primi, a ogni molitura, perché prima di venderlo vogliamo essere sicuri che sia buono. Quando ci scrivi rispondiamo io o mio fratello, mai un call center. Spedizione gratuita per ordini superiori a 39,90 euro. Scopri l’olio extravergine che supera il nostro panel di famiglia.


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