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Albero di Olivo: Cos’è, Quanto Vive e Come si Coltiva

Pubblicato il 17 Maggio 2024

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Da GIULIANO CONFORTI

L’albero di olivo è una pianta sempreverde tipica del Mediterraneo, capace di vivere oltre mille anni e di produrre le olive da cui si ricava l’olio extravergine: rustico, longevo e simbolo di pace, accompagna la storia dell’uomo da almeno seimila anni. Noi lo conosciamo bene, perché da oltre 50 anni le nostre vite, qui a San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza, ruotano intorno ai suoi rami.

C’è una cosa che dico sempre a chi viene a trovarci in oliveto: un albero di olivo non si guarda come una pianta qualsiasi. Alcuni dei nostri li curava già mio nonno, e li curerà chi verrà dopo di me. È una pianta che misura il tempo in generazioni, non in stagioni. Capirla significa capire il Mediterraneo, la sua storia, la sua agricoltura e perfino i suoi simboli.

In questa guida ti racconto cos’è davvero l’albero di olivo: come è fatto, quanto vive, come cresce e fruttifica, di che cure ha bisogno e perché è diventato il simbolo di pace che tutti conosciamo. Parlo da olivicoltore, con le mani sporche di terra, non da libro di botanica.

Cos’è l’albero di olivo

L’albero di olivo, nome botanico Olea europaea, è una pianta sempreverde della famiglia delle Oleaceae. Ha foglie piccole, coriacee, verdi sopra e argentee sotto: quel luccichio cangiante che riconosci da lontano in un paesaggio mediterraneo è il vento che gira le foglie. Il tronco, contorto e nodoso negli esemplari antichi, è la firma della specie: più invecchia, più si scava e si modella, fino a diventare quasi una scultura.

È una pianta longeva e frugale, adattata ai suoli poveri e ai climi caldi e asciutti. Produce piccoli fiori bianco-crema in primavera e, dopo l’allegagione, le olive, che maturano dall’autunno virando dal verde al violaceo al nero. Da quelle olive nasce tutto il nostro lavoro: l’olio extravergine di Carolea che spediamo in tutta Italia.

Quanto vive e quanto cresce l’albero di olivo

La longevità è la caratteristica più straordinaria dell’albero di olivo. Può superare i mille anni, e in Italia esistono olivi monumentali con età stimate tra i 1.500 e i 2.000 anni, ancora capaci di dare frutti. Non muore facilmente: rigenera il tronco dall’interno e ricaccia dalla ceppaia anche dopo gelate o incendi. È quasi immortale, e questo lo ha reso, per l’uomo del Mediterraneo, un simbolo di continuità.

In natura l’albero di olivo può raggiungere i 10-15 metri, ma in coltivazione lo teniamo tra i 3 e i 5 metri, per poterlo potare, trattare e raccogliere con comodità. La crescita è lenta: è una pianta che non ha fretta, e nemmeno chi la coltiva può averne. Da noi convivono olivi giovani, piantati negli ultimi decenni, e piante adulte che producono da generazioni.

Come fruttifica: dal fiore all’oliva

L’albero di olivo fiorisce tra fine maggio e metà giugno, sui rami dell’anno precedente. Apre una quantità enorme di piccoli fiori, di cui solo l’uno o due per cento diventa oliva: il resto cade, ed è normale. È una pianta anemofila, affida cioè il polline al vento. Molte cultivar, compresa la Carolea, danno di più se vicino c’è un’altra varietà che fa da impollinatore.

Dopo l’allegagione, l’oliva cresce per tutta l’estate e da agosto inizia a formare l’olio nella polpa. La raccolta arriva a invaiatura, tra ottobre e novembre, quando il contenuto di polifenoli è al massimo. È il momento per cui l’albero ha lavorato un anno intero, e noi con lui. Quell’olio lo trovi in latta e tra le nostre novità.

Le cure dell’albero di olivo

L’albero di olivo è rustico, ma non si cura da solo. La potatura annuale, che noi facciamo a vaso policonico tra fine inverno e inizio primavera, serve ad arieggiare la chioma, far entrare la luce e mantenere la produzione: una pianta troppo fitta fruttifica solo in superficie. Poi c’è la gestione del terreno, con lavorazioni leggere o inerbimento controllato, e l’attenzione ai parassiti, primo fra tutti la mosca olearia, che colpisce l’oliva.

Non ama i ristagni d’acqua e teme il gelo forte e prolungato: sotto i meno 8 o meno 10 gradi può subire danni seri. Per questo l’olivicoltura segue la fascia climatica del Mediterraneo. Le nostre colline tra i 250 e i 400 metri, riparate e ben esposte, offrono all’albero di olivo estati calde, inverni miti e la ventilazione che tiene lontana l’umidità. È il clima che la Carolea cerca da sempre.

L’albero di olivo nella storia e nei simboli del Mediterraneo

Nessuna pianta racconta il Mediterraneo come l’olivo. Coltivato da almeno seimila anni, ha accompagnato Fenici, Greci e Romani, che lo diffusero su tutte le coste del mare interno. Il suo olio illuminava le lampade, ungeva gli atleti, condiva le tavole e consacrava i re. Nell’antica Grecia era sacro ad Atena; i vincitori dei giochi venivano incoronati con i suoi rami.

E poi c’è il simbolo che tutti conoscono: il ramoscello d’olivo come segno di pace, già nel racconto biblico del diluvio. È un simbolo che ha senso anche in natura: l’olivo cresce lento, dura nei secoli, chiede poco e dà a lungo. In Calabria questa storia continua ogni giorno, nei gesti di chi pota, raccoglie e mola, come facciamo noi con i prodotti della nostra terra.

Domande frequenti sull’albero di olivo

Quanto vive un albero di olivo?

Tantissimo, ed è una delle cose che più mi commuovono del nostro mestiere. Un albero di olivo può superare i mille anni: in Italia esistono olivi monumentali con età stimate tra i 1.500 e i 2.000 anni, ancora produttivi. È una pianta che non muore facilmente, perché rigenera continuamente il proprio tronco e ricaccia dalla ceppaia anche dopo gelate o incendi. Nei nostri 25 ettari sulle colline di San Giorgio Albanese abbiamo piante che mio nonno già trovava adulte. Quando poto un olivo vecchio penso sempre a quante mani lo hanno curato prima delle mie.

Quando inizia a produrre olive un albero di olivo?

Ha bisogno di pazienza. Un albero di olivo da seme impiega molti anni a fruttificare; quelli che piantiamo noi, propagati per talea, iniziano a dare qualche oliva dal terzo o quarto anno. La vera produzione, però, arriva intorno ai sette-dieci anni, e la piena maturità produttiva dopo i quindici-venti. È un investimento lento, che non dà frutti subito: chi pianta olivi lo fa per i figli, dice un vecchio detto della nostra terra. Per questo un oliveto adulto e ben tenuto è un patrimonio che si tramanda, non una coltura da rendita immediata.

Di che cure ha bisogno l’albero di olivo?

Meno di quanto si creda, ma costanti. L’olivo è una pianta rustica, abituata alla siccità e ai suoli poveri del Mediterraneo: resiste dove altre coltivazioni soffrono. Le cure fondamentali sono tre: la potatura annuale, per arieggiare la chioma e mantenere la produzione; la gestione del terreno, con lavorazioni leggere o inerbimento controllato; e l’attenzione ai parassiti, come la mosca olearia. Non ama i ristagni d’acqua e teme le gelate forti e prolungate. Da noi in collina, tra i 250 e i 400 metri, trova il suo clima ideale: estati calde, inverni miti, buona ventilazione.

Qual è la differenza tra olivo e ulivo?

Nessuna, sono la stessa pianta. Olivo e ulivo sono due forme corrette della stessa parola, entrambe accettate dall’italiano. Olivo è la forma più usata in botanica e in agronomia, ulivo è forse più comune nel parlato e nella tradizione letteraria. Il frutto è sempre l’oliva, e l’olio che se ne ricava è l’olio di oliva. Anche tra noi produttori si usano tutte e due indifferentemente: mio padre diceva ulivo, io dico più spesso olivo, ma parliamo dello stesso albero che cura la nostra famiglia da generazioni.

Perché l’olivo è simbolo di pace?

Il simbolo affonda nelle radici stesse del Mediterraneo. Il ramoscello d’olivo come segno di pace compare già nel racconto biblico del diluvio, quando la colomba torna all’arca con una foglia d’olivo a segnalare la fine della tempesta. Nell’antica Grecia l’olivo era sacro ad Atena e i vincitori dei giochi venivano incoronati con i suoi rami. È una pianta di pace anche per natura: cresce lenta, dura nei secoli, chiede poco e dà a lungo. Forse per questo l’uomo del Mediterraneo ci ha visto, da sempre, un simbolo di continuità e di radici.

Quanto cresce in altezza un albero di olivo?

In natura un albero di olivo può raggiungere i 10-15 metri, ma in coltivazione lo manteniamo molto più basso, di solito tra i 3 e i 5 metri. Il motivo è pratico: una pianta contenuta si pota, si tratta e si raccoglie meglio, e distribuisce la luce in modo più uniforme sui rami produttivi. La forma di allevamento che usiamo noi è il vaso policonico, che apre il centro della chioma e tiene l’albero a misura d’uomo. Un olivo lasciato crescere libero diventa maestoso ma scomodo, e fruttifica solo nella parte alta, dove la luce arriva.

L’albero di olivo resiste al freddo?

Fino a un certo punto, ed è il suo limite più vero. L’olivo è una pianta mediterranea, ama il caldo e tollera bene la siccità, ma soffre il gelo intenso e prolungato. Sotto i meno 8 o meno 10 gradi, soprattutto se il freddo dura, può subire danni seri ai rami e talvolta perdere l’intera parte aerea. Per questo l’olivicoltura segue la fascia climatica del Mediterraneo e, in Italia, predilige le regioni del Centro-Sud e le zone collinari ben esposte. Le nostre colline calabresi, riparate e soleggiate, offrono all’albero di olivo le condizioni che ha cercato per millenni.

Dal nostro oliveto alla tua tavola

Siamo a San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza, e da oltre 50 anni curiamo i nostri alberi di olivo Carolea sulle colline della valle del Crati, dalla potatura alla molitura nel frantoio di famiglia. Trovi il nostro olio in bottiglia, in latta e nel formato 5 litri: lo spediamo in tutta Italia e, se vuoi sapere com’è andata l’annata, rispondiamo io o mio fratello, mai un call center.

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