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Olio per Friggere: Qual è il Migliore per Salute e Gusto

Pubblicato il 19 Marzo 2024

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Da GIULIANO CONFORTI

Il miglior olio per friggere è l’olio extravergine di oliva: ha un punto di fumo intorno ai 200-210 °C, regge bene il calore e protegge il cibo grazie ai suoi antiossidanti naturali. Lo dico da frantoiano, con il rischio di sembrare di parte, ma è quello che vediamo ogni giorno in cucina qui a San Giorgio Albanese, in provincia di Cosenza. C’è ancora chi pensa che l’olio per friggere debba essere neutro ed economico. È un’idea sbagliata che voglio smontare.

Friggere è una delle cose più buone che esistano: la crosta croccante, il cuore morbido, quel profumo che riempie la casa. Ma la frittura dipende tutto dall’olio. Se scegli l’olio per friggere giusto, ottieni un fritto leggero e digeribile; se sbagli, il cibo si impregna, prende sapori sgradevoli e può diventare poco salutare.

In questa guida ti spiego qual è il miglior olio per friggere, cos’è il punto di fumo e perché conta, come si frigge bene con l’olio extravergine e quali errori evitare. Te lo racconto da chi l’olio lo produce, dalla cultivar Carolea delle nostre colline fino alla padella di casa tua.

Qual è il miglior olio per friggere

Il miglior olio per friggere è quello che resta stabile al calore senza degradarsi. Tre caratteristiche contano: un punto di fumo alto, una buona resistenza all’ossidazione e un profilo di grassi favorevole. Su tutte e tre, l’olio extravergine di oliva è tra i migliori in assoluto, altro che olio da relegare al condimento a crudo.

L’olio extravergine è ricco di acido oleico, un grasso monoinsaturo molto stabile al calore, e di antiossidanti naturali come i polifenoli e la vitamina E, che rallentano la degradazione durante la cottura. Per questo, paradossalmente, l’olio per friggere più protettivo è proprio l’extravergine, anche se costa più degli oli di semi.

Gli oli di semi più usati per friggere sono l’arachide, che ha un punto di fumo alto ed è abbastanza neutro, e in misura minore girasole alto oleico e mais. Vanno bene, ma sono più poveri di antiossidanti e si ossidano prima. L’olio di palma regge il calore ma ha problemi nutrizionali e ambientali. Tra tutti, l’olio extravergine resta la scelta che unisce salute e gusto.

Il punto di fumo: cos’è e perché conta

Quando parliamo di olio per friggere, la parola chiave è punto di fumo: è la temperatura a cui l’olio inizia a bruciare, fuma e rilascia sostanze sgradevoli e potenzialmente dannose, come l’acroleina. Superare il punto di fumo è l’errore che rovina una frittura e la rende pesante.

L’olio extravergine di oliva ha un punto di fumo che, per un buon prodotto fresco e a bassa acidità come il nostro, si aggira intorno ai 200-210 °C. La frittura corretta si fa tra i 170 e i 180 °C: significa che l’extravergine ha un margine di sicurezza abbondante. Chi dice che l’extravergine non si può friggere si sbaglia, semplicemente non conosce i numeri.

Attenzione però: il punto di fumo dipende dalla qualità e dalla freschezza dell’olio. Un olio già usato, vecchio o di scarsa qualità ha un punto di fumo più basso e si degrada prima. Ecco perché conta partire da un olio extravergine buono e non riutilizzarlo all’infinito.

Perché friggere con olio extravergine di oliva

Friggere con olio extravergine di oliva non è solo una questione di salute, ma anche di gusto. L’extravergine dona al fritto un profumo e un sapore che gli oli neutri non possono dare. Una frittura di pesce, delle verdure in pastella, una frittata: con il nostro olio per friggere prendono carattere, restano leggere e profumano di Mediterraneo.

Dal punto di vista nutrizionale, i polifenoli dell’extravergine limitano la formazione di composti ossidati durante la cottura. Diversi studi hanno mostrato che il cibo fritto in olio extravergine assorbe meno olio rispetto ad altri oli, complice la sua composizione. Un fritto fatto bene con l’extravergine è più digeribile di quanto si pensi.

C’è poi un aspetto pratico che da produttore mi sta a cuore: la qualità. Un olio extravergine di filiera corta, come quello che facciamo noi dalle olive Carolea, ti dà la certezza di cosa stai mettendo nella padella. Niente oli raffinati di provenienza incerta: solo succo di oliva spremuto a freddo.

Come friggere bene con l’olio extravergine

Friggere bene è un’arte fatta di poche regole. La prima è la temperatura: tieni l’olio per friggere tra i 170 e i 180 °C. Senza termometro, butta un cubetto di pane: se sfrigola e dora in una trentina di secondi, sei pronto. Se brucia subito, l’olio è troppo caldo; se affonda senza friggere, è troppo freddo.

La seconda regola è non sovraccaricare la padella. Se metti troppo cibo insieme, la temperatura crolla, il fritto assorbe olio e diventa molliccio. Friggi pochi pezzi alla volta, lascia che l’olio torni in temperatura tra una infornata e l’altra. La terza regola è asciugare bene gli alimenti prima di immergerli: l’acqua fa schizzare e abbassa la temperatura.

Infine, scola il fritto su carta assorbente e sala solo alla fine, mai prima, perché il sale richiama acqua. Usa abbondante olio, così il cibo galleggia e cuoce in modo uniforme. Sono gesti semplici, ma fanno la differenza tra un fritto unto e un fritto croccante e asciutto.

Si può riutilizzare l’olio per friggere?

Si può, ma con criterio e poche volte. Ogni frittura degrada un po’ l’olio: il calore e i residui di cibo lo ossidano e abbassano il punto di fumo. L’olio extravergine, grazie ai suoi antiossidanti, regge meglio degli oli di semi anche al riutilizzo, ma non è eterno.

Dopo l’uso, lascia raffreddare l’olio, filtralo dai residui con un colino fine e conservalo al buio in un contenitore chiuso. Riutilizzalo al massimo una o due volte, e solo se non ha preso odori sgradevoli, colore scuro o consistenza densa. Se fuma a temperatura bassa, è da buttare: significa che si è degradato.

Un consiglio di buon senso: non mischiare olio nuovo con olio vecchio e non riutilizzare l’olio in cui hai fritto pesce per friggere dolci. E l’olio esausto non si butta nel lavandino: va conferito negli appositi punti di raccolta, perché inquina moltissimo l’acqua.

Olio per friggere a confronto: extravergine, arachide, semi

Mettiamoli in fila, così scegli con cognizione. L’olio extravergine di oliva è il più completo: punto di fumo 200-210 °C, ricco di acido oleico e antiossidanti, dona sapore. Costa di più, ma protegge il cibo e la salute. È il mio olio per friggere preferito, senza dubbi.

L’olio di arachide è il classico degli oli di semi per frittura: punto di fumo alto, sapore neutro, buona resa. È una valida alternativa quando vuoi un fritto senza aromi, ma è povero di antiossidanti. L’olio di girasole alto oleico si comporta bene, mentre il girasole normale e il mais si ossidano in fretta e li sconsiglio per fritture intense.

Gli oli di palma e di cocco reggono il calore ma portano questioni nutrizionali (grassi saturi) e ambientali. La regola, alla fine, è semplice: se vuoi il meglio per gusto e salute, friggi con olio extravergine; se cerchi solo neutralità ed economicità, l’arachide è la scelta più sensata tra gli oli di semi.

Cosa friggere con l’olio extravergine

Con un buon olio per friggere extravergine si esalta qualunque frittura. Il pesce azzurro e i gamberi prendono croccantezza senza diventare unti; le verdure in pastella — zucchine, melanzane, fiori di zucca — restano leggere e profumate. Le polpette e le crocchette formano una crosta dorata e compatta. E i dolci fritti, come le zeppole o le chiacchiere, guadagnano un profumo che nessun olio di semi sa dare.

Nella tradizione calabrese il fritto è di casa: le pittule, palline di pasta lievitata fritte, sono un classico delle feste, e si friggono proprio nell’olio di oliva. Anche i peperoni cruschi, fritti pochi secondi in olio caldo, diventano una delle cose più buone della nostra cucina. L’olio extravergine, qui, non è un dettaglio: è parte del sapore.

Il consiglio da produttore è di tenere due oli in cucina: uno extravergine fruttato intenso per condire a crudo, e una buona quantità di extravergine più equilibrato, magari in latta o bag-in-box, da dedicare alla frittura. Così non rinunci alla qualità nemmeno quando friggi.

Olio per friggere e dieta mediterranea

Friggere ha una cattiva fama, ma il problema non è la frittura in sé: è come la fai e con quale olio. Una frittura fatta bene, con olio extravergine alla giusta temperatura, è parte della tradizione mediterranea da secoli. Il fritto del weekend, fatto con un buon olio e senza esagerare nelle quantità, non è il nemico della salute.

L’olio extravergine di oliva è il grasso simbolo della dieta mediterranea, riconosciuta patrimonio UNESCO. I suoi acidi grassi monoinsaturi e i polifenoli sono associati a effetti benefici studiati a livello scientifico. Usarlo anche per friggere, e non solo a crudo, significa portare in tavola un grasso buono in più occasioni.

Come in tutto, la misura è la chiave. Friggere ogni tanto, con olio extravergine di qualità, dosando le porzioni e accompagnando con verdure fresche: questo è l’approccio sano. Demonizzare il fritto non serve; serve farlo bene. E farlo bene parte dalla scelta dell’olio per friggere.

Domande frequenti sull’olio per friggere

Qual è il miglior olio per friggere?

Il miglior olio per friggere è l’olio extravergine di oliva: ha un punto di fumo intorno ai 200-210 °C, è ricco di acido oleico stabile al calore e di antiossidanti naturali che proteggono il cibo. Tra gli oli di semi, l’arachide è la migliore alternativa per la sua neutralità e il punto di fumo alto.

A che temperatura si frigge con l’olio extravergine?

La frittura corretta si fa tra i 170 e i 180 °C. L’olio extravergine ha un punto di fumo intorno ai 200-210 °C, quindi offre un margine di sicurezza abbondante. Senza termometro, immergi un cubetto di pane: se sfrigola e dora in circa trenta secondi, l’olio è in temperatura.

L’olio extravergine si può usare per friggere?

Sì, ed è anzi tra i migliori oli per friggere. La diceria che l’extravergine non regga la frittura è falsa: il suo punto di fumo (200-210 °C) è ben superiore alla temperatura di frittura. Inoltre i suoi antiossidanti rallentano la degradazione e proteggono il cibo durante la cottura.

Cos’è il punto di fumo dell’olio?

Il punto di fumo è la temperatura a cui l’olio inizia a bruciare, fumare e rilasciare sostanze sgradevoli come l’acroleina. Superarlo rovina la frittura e la rende pesante. Più il punto di fumo è alto, più l’olio è adatto a friggere. Quello dell’olio extravergine di qualità è intorno ai 200-210 °C.

Quante volte si può riutilizzare l’olio per friggere?

Al massimo una o due volte, e solo se l’olio non ha preso odori sgradevoli, colore scuro o consistenza densa. Dopo l’uso va lasciato raffreddare, filtrato dai residui e conservato al buio in un contenitore chiuso. Se fuma a bassa temperatura, è degradato e va eliminato negli appositi punti di raccolta.

Perché il fritto a volte risulta unto?

Di solito perché l’olio non era abbastanza caldo o perché si è messo troppo cibo insieme, facendo crollare la temperatura. Quando l’olio è in temperatura (170-180 °C) e si friggono pochi pezzi alla volta, il cibo forma subito la crosta e assorbe poco olio, restando croccante e asciutto.

Quale olio per friggere è più salutare?

L’olio extravergine di oliva è il più salutare per friggere, grazie all’acido oleico stabile al calore e agli antiossidanti come polifenoli e vitamina E, che limitano la formazione di composti ossidati. Il cibo fritto in extravergine tende inoltre ad assorbire meno olio rispetto ad altri grassi.

Il nostro impegno

Da Tenute Conforti, a San Giorgio Albanese (CS) nella valle del Crati, produciamo olio extravergine di oliva da cultivar Carolea, spremuto a freddo in giornata, a bassa acidità e ricco di polifenoli: un olio per friggere e per condire di filiera corta. Scopri il nostro olio: Olio in bottiglia, Olio in latta, Olio Bag in Box e Olio EVO 5L, ideale per chi frigge spesso, insieme alle Conserve & Sottoli.

Scritto da GIULIANO CONFORTI

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